LA SCALA/ Il Don Giovanni di Mussbach convince senza entusiasmare
Redazione
martedì 9 febbraio 2010
La rappresentazione dell’ambiguo è risolta, tuttavia, quasi unicamente sotto l’aspetto dell’eros, inteso come forza di attrazione fra i corpi, in grado di abbattere le restrizioni stabilite dai codici sociali; molto meno sotto l’aspetto della rappresentazione eroica della ribellione verso la norma morale, che dovrebbe conferire al Don Giovanni di Mozart quell’elemento demoniaco cui si deve molto del suo fascino e di cui poche tracce affiorano in questo allestimento.
Il cast vocale è completamente rinnovato rispetto all’edizione del 2006 e si distingue per l’uniformità di livello: non eccelso, ma comunque all’altezza.
Il baritono Erwin Schrott (Don Giovanni), già Escamillo nella Carmen, raramente trova momenti di piena cantabilità, ma dove vi riesce dispiega un timbro pregevole, come nella “serenata” del secondo atto.
Alla Donna Anna di Carmela Remigio forse manca la corda del personaggio tragico, ma la prova è sostenuta comunque bene, ad eccezione di qualche incertezza. Analoghe considerazioni all’insegna della medietas si potrebbero fare per il Don Ottavio di Juan Francisco Gatell la Donna Elvira di Emma Bell, il Leporello di Alex Esposito, la Zerlina di Veronica Cangemi e il Masetto di Mirco Palazzi.
La direzione di Louise Langrée asseconda il ritmo animato della scena, con un piglio a tratti scattante e nervoso, ma che altrove si affloscia un poco (come nell’aria “Fin ch’han dal vino”), rimanendo spesso entro una condotta avara di idee interessanti.
(Marco Targa)