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CLIMA/ Giuliacci: ecco perché non ha senso parlare solo di CO2
CLIMA/ Giuliacci: ecco perché non ha senso parlare solo di CO2
INT.
Mario Giuliacci

lunedì 21 dicembre 2009

 

Alle ore 15.28 di sabato 19 dicembre si è concluso ufficialmente, con molte ore di ritardo, il vertice sul clima mondiale a Copenhagen. L’accordo è un documento di appena tre pagine che pone come obbiettivo non vincolante un limite di 2 °C nell’ innalzamento della temperatura a livello mondiale. Inoltre saranno previsti aiuti in denaro ai paesi in via di sviluppo al fine di attuare le misure necessarie ai cambiamenti climatici. Un risultato che ha lasciato perplessi molti degli addetti ai lavori. A tal proposito abbiamo intervistato il colonnello Mario Giuliacci a cui abbiamo chiesto le sue impressioni sul vertice e le possibili prospettive future. (Le risposte del colonnello sono personali e  non necessariamente rispecchiano il pensiero del Centro Epson Meteo).

 

Colonnello Giuliacci, un commento a caldo sul risultato del vertice di Copenhagen: Obama ha parlato di un risultato storico, è d’accordo?

 

Pur non conoscendo in maniera dettagliata i punti dell’accordo posso dire che, se Cina ed India non contribuiranno in maniera sostanziale alla riduzione degli agenti inquinanti, è un accordo che poco servirà. Non a caso in futuro questi due paesi saranno quelli che produrranno a livello mondiale circa il 50% di CO2.

 

Da cosa dipenderà la reale efficacia delle misure sottoscritte a Copenhagen? Quali fattori potrebbero vanificarle?

 

Innanzitutto l’efficacia dipenderà dalla volontà dei governi a rispettare gli accordi presi. Queste misure però potrebbero essere vanificate da una “strisciante” idea che prende sempre più piede. Quell’idea che vede nella CO2 l’unica causa dei mali. Ma è veramente utile concentrare soldi ed energie al fine di limitare la sola produzione di CO2? Ci sono problemi ben più urgenti che danneggiano l’ambiente e creano tantissime morti ma di cui nessuno parla. Penso ad esempio all’inquinamento urbano, un problema a mio parere prioritario rispetto a quello della produzione di CO2. In Italia ogni anno muoiono 50.000 persone a causa di questo problema ma nessuno ne parla.

 

Quindi sarebbe meglio indirizzare gli sforzi al miglioramento della qualità dell’aria?

 

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