EFFETTO SERRA/ E se contenere la Co2 non fosse il vero problema?
Gianluca Lapini
mercoledì 13 gennaio 2010
Non era ancora terminata la coreografica conferenza di Copenhagen quando al congresso dell’American Geophysical Union aSan Francisco Roy Spencer - dell’Università dell’Alabama e responsabile di Aqua, uno dei satelliti che da anni tengono sotto controllo la temperatura atmosferica - esprimeva i suoi dubbi sull’adeguatezza dei modelli finora utilizzati per descrivere la relazione fra l’aumento della anidride carbonica in atmosfera e i “meccanismi” di formazione delle nuvole. È un argomento che si presta bene per riportare l’attenzione sulla controversia scientifica, per niente risolta, che oppone quanti sono convinti che i cambiamenti del clima siano totalmente conseguenza delle attività umane e chi invece ritiene che facciano parte di una variabilità naturale, della quale non si sono ancora comprese le cause, ma in cui l’uomo e le sue emissioni di gas in atmosfera, potrebbero avere un ruolo, se non nullo, per lo meno marginale.
Si tratta insomma di capire se è corretto il modo in cui assumiamo che funzioni il sistema climatico. L’influenza della temperatura sulle dinamiche di formazione delle nuvole costituisce proprio uno degli argomenti meno conosciuti e di maggior dissenso fra gli scienziati, pur essendo considerata una delle cause principali del riscaldamento globale indotto dalla CO2. In effetti, come é ben noto agli scienziati, anche se raramente citato, l'effetto della CO2 in sé stesso è modesto, anche ipotizzando aumenti consistenti del suo contenuto atmosferico.
Vale la pena riferirsi, in proposito, ai dati raccolti trivellando le calotte ghiacciate dell’Antartide e della Groenlandia, che hanno avuto un notevole peso nel formare la diffusa convinzione che la CO2 sia stata un fattore dominante nei cambiamenti climatici passati e lo possa essere in quelli attuali: ebbene, dai dati sembrerebbe più probabile che nel corso delle ere geologiche sia stata la temperatura a pilotare le variazioni di CO2, mentre appare eccessivamente speculativa l'idea opposta. Ma anche chi usa i dati delle trivellazioni per sostenere che il riscaldamento pilota l'attuale aumento di CO2 cade in contraddizione: infatti le variazioni di concentrazione misurate nei ghiacci sono dell’ordine di 8-10 ppm per grado centigrado, mentre il riscaldamento globale degli ultimi cento anni, che è inferiore a 1 °C, è stato accompagnato da un incremento di concentrazione di CO2 dieci volte superiore.
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