EVOLUZIONE/ Il darwinismo totalitario: se l'ispirazione poetica dipende dall'appendice sana...
Massimo Robberto
venerdì 12 marzo 2010
Parlare di evoluzione negli Stati Uniti non vuol dire soltanto innescare accese polemiche tra gli opposti schieramenti pro e contro Darwin o pro e contro i cosiddetti creazionisti. C’è un modo di parlarne che tocca aspetti più sostanziali e che raggiunge quel livello di domande che tutti si pongono sulla natura e sull’ambiente che ci circonda che sembra strutturato proprio per ospitare noi esseri umani. E’ l’approccio sperimentato da un gruppo di scienziati che, riuniti nell’Associazione Euresis Usa, hanno realizzato la mostra The Earth, a Human Habitat, prendendo come riferimento l’analoga mostra presentata da Euresis al Meeting di Rimini del 2001 col titolo Una Terra per l’Uomo.
Il lavoro di preparazione dell’esposizione - avvenuta in occasione del New York Encounter nel gennaio scorso in una sala del Marriott in Time Square - e del relativo catalogo, ha prodotto una serie di riflessioni e di giudizi sul modo col quale l’argomento “evoluzione” arriva al grande pubblico (non solo americano) tramite i media. Quando si parla di evoluzione nei mass media, la parola è spesso usata per riferirsi a cose diverse. Persino i sostenitori della “evoluzione” non sempre intendono la stessa cosa con questo termine. Di conseguenza, vengono fatte affermazioni che hanno la pretesa di basarsi su fatti sebbene non siano state dimostrate scientificamente e addirittura, talvolta, non appartengano neppure all’ambito scientifico.
Ciò che comunemente si intende per evoluzione è non solo il processo in base al quale sono emerse molte specie diverse di esseri viventi (speciazione), ma anche il processo che ha dato origine alla vita stessa da materia inanimata. Charles Darwin è ampiamente riconosciuto come il padre fondatore dell’evoluzione, benché egli non abbia apportato nessun contributo sostanziale sull’evoluzione nel secondo senso. Darwin identifica i due principali meccanismi dell’evoluzione di nuove specie nelle mutazioni casuali e nella selezione naturale; nel XX secolo gli scienziati hanno studiato soprattutto i cambiamenti nel codice genetico di un organismo per spiegare, o forse specificare, la nozione di mutazioni casuali.
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