GRAN BRETAGNA/ Guai a chi diventa cattolico. L’incredibile caso di “Miss Brown” e di “Myriam”
Gianfranco Amato
sabato 21 novembre 2009
La deriva della politically corectness britannica arriva persino a generare forme odiose di discriminazione nei confronti dei cristiani.
È accaduto ad una donna, – che chiamerò Ms. Brown –, da tempo impegnata nell’attività di affidamento di minori. Per dieci anni si è presa cura di un’ottantina di ragazzi.
La donna ha dichiarato di non aver mai considerato quell’attività come un semplice lavoro ma come una vera e propria «vocation», e di amare profondamente quell’atto di attenzione nei confronti di adolescenti difficili. Aveva addirittura affittato, per quella sua vocazione, una fattoria con un pony che utilizzava per l’ippoterapia in favore di ragazzi disabili.
Tutto perfetto, tranne il fatto che Ms. Brown fosse anche una cristiana praticante.
I guai, infatti, cominciano quando le viene affidata una ragazza sedicenne – a cui diamo il nome di Miryam – sottratta alla famiglia d’origine musulmana. L’adolescente, dotata di un particolare grado di sensibilità ed intelligenza, aveva deciso di non vestire secondo le tradizioni islamiche e di non mangiare halal, ovvero seguendo i precetti coranici.
Quello che Ms. Brown non può prevedere è che l’irrequieta ragazza decida di convertirsi al cristianesimo proprio durante il periodo di affidamento.
Quando Miryam chiede, infatti, di farsi battezzare, le autorità comunali competenti sulla vigilanza dell’affidamento contestano alla donna di aver violato i propri doveri di affidataria, tra cui quello di «preservare la fede religiosa della ragazza» e di «usare la propria influenza per impedire il battesimo».
Gravissime le conseguenze.
Ad aprile dello scorso anno le autorità dispongono che alla ragazza venga interdetta la possibilità di frequentare la chiesa per sei mesi, affinché possa riconsiderare «in maniera più saggia» la denegata ipotesi di diventare cristiana. A Ms. Brown viene ingiunto di scoraggiare, in qualunque modo, la ragazza dal partecipare a qualunque tipo di attività religiosa, persino semplici eventi sociali.
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