LA STORIA/ Dalle scuole in Perù agli orti di Haiti: quando è l'esperienza che vince, non la difesa di valori
Redazione
lunedì 4 gennaio 2010
Strane storie si sono raccontate nei giorni scorsi a Milano. durante l’annuale settimana formativa di AVSI che, in collaborazione con la Fondazione per la Sussidiarietà, organizza con dipendenti, collaboratori e personale dei partner locali, un’ottantina di persone provenienti da Europa, Africa, America Latina, Caraibi e Asia. Paesi nei quali AVSI lavora, da oltre 30 anni, con interventi che favoriscono lo sviluppo. Il titolo dell’incontro: "Lo sviluppo intelligente”. Il sottotitolo, tratto dalla Caritas in Veritate, racconta bene: Ogni nostra conoscenza, anche la più semplice, è sempre un piccolo prodigio, perché non si spiega mai completamente con gli strumenti materiali che adoperiamo.
«La sfida che la riflessione sulle esperienze progettuali porta con sé oggi» – sottolinea Maria Teresa Gatti di AVSI, direttore del Cto - «è quella di trasformare le pratiche in giudizi e saperi. Negli ultimi anni, molto abbiamo fatto in termini di valutazioni, di individuazione di buone pratiche, di documentazione dell’esperienza. In quest’occasione vorremmo raccogliere la sfida di distillare dalla pratica la conoscenza e renderla patrimonio comune». Ore 9.30: «un miliardo e 300 milioni di persone nel mondo soffrono di denutrizione. Un miliardo e 700 milioni di persone soffrono di obesità» – dice chiaramente Ana Lydia Sawaya, brasiliana, docente di fisiologia dell’Università federale di San Paolo e collaboratrice di una task force che studia e combatte la denutrizione nel mondo. Il tema di oggi è la sicurezza alimentare, appunto. «La malnutrizione dalla nascita porta malattie per tutta la vita. Il bambino che nasce con grave carenze alimentari avrà problemi cardiopatici, di diabete e obesità.
Non è un problema di soldi, ma di conoscenza. E’ necessario trasmettere nozioni e valori. E non solo distribuire denari nelle zone più povere». Chiara Mezzalira, medico, con quasi 30 anni di cittadinanza in Africa, dopo aver dato vita a una clinica sanitaria in Nigeria, oggi gira ancora per l’Africa patrimonializzando le conoscenze. Al seminario presenta il Sud Sudan, una realtà che ben conosce e che sta seguendo da tempo per AVSI. Siamo nella Diocesi di Torit, al Sud, al confine con l’Uganda. Dal 2005, dopo 20 anni di guerra, i timidi accordi di pace nel Paese sembrano durare e richiamando a casa la popolazione rifugiatasi altrove. «Nell’area del nostro intervento» – spiega Chiara Mezzalira - «tutta la popolazione è denutrita, il 24% moderatamente e il 12% in modo grave. Qui lavoriamo nell’unico ospedale, il St. Theresa, che dispone di cento posti letto ed è gestito dalla diocesi locale con suorine sudanesi e ugandesi».
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