LA STORIA/ 2. C'è un'Italia del tè che bagna il naso a Londra e Pechino
Redazione
martedì 16 febbraio 2010
Chi pensa che solo gli inglesi sappiano fare il tè, si sbaglia. Paolo Carrai, di Firenze, guida con i fratelli l’azienda di famiglia. Tutto nasce alla fine degli anni ’50, quando Alfredo Carrai prende in mano una scatola di tè proveniente dalla Cina ed ha l’intuizione che il tè di qualità a foglia intera può essere la strada da seguire. Da allora il loro marchio - La Via del Tè - è sinonimo di alta qualità nel mondo. Dal 2009 il tè prodotto e commercializzato da Carrai conquista quote di mercato addirittura in Inghilterra, patria ancora oggi del consumo e del rito del tè in Europa.
Non è scontato trovare un’azienda italiana leader nella produzione di tè. Qual è la vostra storia?
Ha iniziato mio padre. Subito dopo la guerra ha fatto un po’ di tutto, poi ha iniziato a lavorare col fratello nel mondo del caffè. Quando scoprì le prime aziende che attraverso i torrefattori italiani di caffè portavano in Italia il tè in bustina, iniziò a vendere prima il caffè e poi il tè della Lyon’s di Londra. Ma la svolta sta in un aneddoto che non ha mai smesso di raccontare.
Che cosa accadde?
Alla fine degli anni ’50 scoprì su una bancarella una lattina originale cinese di tè a foglia intera. Era un tipico esempio dei prodotti multietnici che arrivavano in Italia attraverso le basi militari americane: mio padre la trovò a Livorno nella base Usa di Camp Darby. In quel momento scoppiò il suo «amore» per il tè. Nel 1961 fondò la ditta, e per 25 anni vi hanno lavorato in tre: lui, mia madre e mio nonno. Alla fine degli anni ’80 siamo arrivati noi: mio fratello più grande è entrato in azienda nel 1985, io nel 1989 e successivamente gli altri fratelli. Siamo sei figli tutti nell’azienda. Oggi Snak è un’azienda di 25 persone con fatturato sopra i 3 milioni di euro. Abbiamo un marchio, La Via del Tè, è lavoriamo in tutto il mondo.
In molte aziende italiane il passaggio generazionale è problematico. Per voi non è stato così?
No ed è stato tutto merito di nostro padre. Nel 1988 diede in mano a me e a mio fratello un ramo d’azienda. Ne abbiamo fatto due aziende differenti che ognuno di noi gestiva autonomamente. Questo grande gesto di fiducia e di responsabilità da parte di nostro padre ci permise di capire realmente come funzionava un’impresa dal di dentro: come trattare con banche, clienti e fornitori.
E come è andata a finire?
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