LA STORIA/ 3. Viene da Lecco il cioccolato che fa gola anche alla Svizzera
Redazione
giovedì 18 febbraio 2010
Il cioccolato di Icam parte da Lecco e va in tutto il mondo. Svizzera compresa. Ilsussidiario.net ha intervistato il suo presidente per farsi raccontare un’altra storia, quella di un’azienda alla seconda generazione imprenditoriale, con 250 dipendenti e 90 milioni di fatturato. «È cominciato tutto dopo la guerra - racconta Angelo Agostoni, presidente e ad di Icam -. Anzi, a dire il vero anche prima. Benché venisse da un famiglia di commercianti - faceva il venditore per un grossista di Lecco nella vendita dei prodotti alimentari - mio padre aveva un grande spirito imprenditoriale. Durante il 1943, quando eravamo sfollati a Morbegno, si mise a fare un prodotto alimentare usando ingredienti poveri e facilmente reperibili. Ne venne fuori un dolce a base di farina di castagne. Fu questo il predecessore del nostro cioccolato, che venne solo alcuni anni più tardi».
Icam è iniziata così?
Sì. Alla fine della guerra il cioccolato era ancora un prodotto di lusso, tipicamente da regalo. L’idea di mio padre fu quella di farne un prodotto alimentare. Tornato a Lecco con pochi soldi comprò le macchine che gli servivano, andò a Genova a comprare il cacao, si procurò la «consulenza» di una ditta dolciaria del tempo e cominciò a fare cioccolato. Siamo nel 1946. Il primo cioccolato arrivò nel 1947.
Un vero e proprio self-made man. Dovette superare molte difficoltà?
I tempi erano quelli che erano, ma il desiderio imprenditoriale di costruire qualcosa di nuovo prevalse su ogni difficoltà. Il mercato aiutò la sua idea: la gente dopo tante ristrettezze aveva bisogno di qualcosa di buono e di nuovo, e anche di relativamente economico, con un apporto nutrizionale importante. Mio padre ebbe poi l’intuizione di stringere un rapporto diretto col dettagliante. Allora non si faceva così ma per lui, che era un venditore, fu relativamente facile. Propose ai suoi vecchi colleghi di lavorare con lui. Alla fine degli anni ’50 il suo cioccolato era conosciuto a Roma e a Napoli. Nelle zone lontane c’era un deposito con un capoarea che si occupava della logistica, noi consegnavamo ai magazzini e da lì avveniva la distribuzione.
Cosa è rimasto di quel periodo nella Icam di oggi?
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