LA STORIA/ Il racconto: "Travolto da una valanga, devo la vita a un miracolo"
Redazione
lunedì 15 marzo 2010
Pale di San Martino, nelle Dolomiti. La catena settentrionale è una successione di cime, torri e pinnacoli che sfiorano, o superano, i tremila metri. Fino a giugno tutte le cime, tranne le pareti più verticali, sono coperte di neve. Neve che agli occhi di un profano appare candida ma repulsiva, impercorribile, attaccata contro la forza di gravità a pendii e creste modellate dal vento.
Proprio là un difficile itinerario consente di scalare la cresta da sud a nord, dal passo del Travignolo al Passo delle Faràngole. Una cavalcata in alta quota sul filo di cresta, tra saliscendi, cime, pendii e canali. Una via sinuosa, che gli alpinisti devono saper trovare e tracciarsi da soli, alternando gli sci con le pelli a piccozza e ramponi.
Aprile 1999. Matteo Sgrenzaroli e Stefano Governo, alpinisti veronesi, sono gente navigata. Centinaia di ascensioni all’attivo su roccia e ghiaccio, sono anche provetti sciatori alpinisti. All’alba del 9 aprile calzano gli sci e affrontano decisi il ghiacciaio del Travignolo. Ancora non lo sanno, ma li aspetta il giorno probabilmente più lungo e difficile della loro vita.
«Siamo partiti molto presto, la mattina, dal passo Rolle - racconta Sgrenzaroli a ilsussidiario.net -. La traversata è molto lunga, ma le condizioni erano buone e andavamo spediti. Il rischio valanghe era accettabile: il bollettino dava grado 2 (il grado di rischio va da 1 a 5, ndr), con possibile zero termico in rialzo. Però in una zona e in un percorso complesso come quello, le condizioni della neve non sono mai uniformi, variano da versante a versante e anche nel corso della stessa giornata la neve si trasforma».
Dunque eravate impegnati nella traversata.
Eravamo a buon punto, ma ancora molto in alto. Avevamo scavalcato Cima Vezzana, eravamo scesi con gli sci nella conca dell’alta Val Strut, per poi risalire con un ripido canale verso Cima dei Bureloni. Ci aspettava dall’altra parte una lunga discesa fino al Passo delle Faràngole e da lì fino al Passo Rolle. Insomma, sembrava cosa fatta.
E invece?
Siamo usciti dal canale, che porta ad una stretta forcella nevosa, molto aerea, poco sotto Cima dei Bureloni. Lì abbiamo mangiato un boccone, e abbiamo dato un’occhiata. In un attimo saremmo potuti andare in cima. Abbiamo piantato gli sci e siamo andati senza, perché il passaggio è stretto e molto esposto. Tra l’altro c’erano ancora vecchie tracce di sci, lasciate da alcuni nostri amici che erano stati là appena una settimana prima. Saranno state circa le tre del pomeriggio. Il tempo era buono, ma faceva abbastanza caldo. La temperatura era comunque sotto zero.
A quel punto cos’è successo?
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