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SHENUDA III/ Abdel Fattah: un cristiano che anche noi musulmani amavano

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Papa Shenuda III  Papa Shenuda III

In tutti quei casi in cui alcuni cittadini musulmani di un villaggio si sono scontrati con alcuni compaesani cristiani o appartenenti ad un altro villaggio, ha sempre cercato di ricomporre il conflitto attribuendogli i termini corretti. Ovvero, ha sempre invitato a considerare questi episodi per quello che erano: incidenti tra egiziani, e non scontri tra islamici e cristiani.

Ci sono degli elementi che Shenuda condivideva con l’islam?

Nel suo cammino spirituale trovo che vi fossero diverse assonanze con la sensibilità islamica. Per anni, ad esempio, visse in eremitaggio. Era solito pubblicare, inoltre, degli articoli sui quotidiani egiziani alcuni dei quali ci trovavano in perfetta sintonia. Quando, ad esempio, scriveva del digiuno individuando in esso una della pratiche che accomunano le diverse religioni.  

Elementi, invece, di contrasto?

Per lo più, divergenze di carattere politico. In particolare, per quanto riguarda la gestione della fase transitoria. Per lo più avevamo opinioni diverse sul ruolo dell’esercito. Shenuda, come tanti compaesani cristiani, era convinto che il Consiglio militare supremo avesse agito in maniera profondamente ingiusta, compiendo molti errori. Noi abbiamo sempre fatto presente che, benché errori ce ne siano stati, sono dipesi dal fatto che i militari, volenti o nolenti, hanno dovuto assumere un ruolo politico pur essendo privi della sufficiente esperienza. E che non possiamo non riconoscere loro il merito di aver protetto la rivoluzione. Insomma, diciamo che ciò che la spiritualità unisce, talvolta la politica divide. Tuttavia, si è sempre trattato di piccoli contrasti, tipici di qualunque Paese in via di ricostruzione.



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