Articoli 2006 di Politica

C'è una alternativa alla "agenda Giavazzi"

Il decreto sulle liberalizzazioni ovvero il costruttivismo fiscale invasivo della sinistra. La traduzione dell’“agenda Giavazzi” nel primo vero provvedimento-manifesto del governo, il decreto Bersani-Visco, è stata la vera “legge dei 100 giorni” del governo Prodi

Ideologia, una vecchia pretesa che rinasce

I valori da difendere non possono limitarsi solo al diritto al lavoro, a un’esistenza dignitosa, all’uguaglianza di fronte alla legge, ma devono comprendere anche il diritto alla vita di qualunque essere umano (il cui valore è misterioso e superiore ad ogni manipolazione e riduzione), all’inviolabilità contro ogni violenza e terrorismo, alla libertà di educazione, alla libertà di scelta dei servizi alla persona che rispetti concezioni e tradizioni diverse, alla libertà di intrapresa economica diffusa. La politica non deve permettersi di violare questi santuari della civiltà, pretendendo di concepire e attribuire “felicità” totali o parziali, ma deve aiutare la persona e i corpi sociali a sperimentare e vivere queste dimensioni che appartengono loro. Per questo non può che esercitare l’arte del compromesso tra le diverse posizioni autolimitando la sua sfera di influenza, muovendosi secondo metodi e scopi sussidiari e riformisti.

Non una parola ma la nostra storia

La crisi delle ideologie porta con se tutte le potenzialità di una politica temperata, che faccia della poliarchia politica e istituzionale - ovvero del governo di tante responsabilità ai diversi livelli - il suo filo conduttore; che faccia della crescita della responsabilità sociale non una semplice bandiera ma il suo asse portante di sviluppo democratico.

Presupposti di un programma riformista

La mancata modernizzazione in chiave di sussidiarietà dei sistemi di welfare determina oggi, patologicamente, trappole della povertà, casi di solidarietà rovesciata e situazioni di disagio sociale a danno delle fasce più deboli della popolazione

Un’idea liberale. E di sinistra

Tutto ciò che può fare l’individuo, è meglio che non lo faccia lo Stato. È il primo comandamento della sussidiarietà e deve diventare il primo comandamento nel governo moderno di una società complessa