Articoli 2007 di Economia e Finanza

Verso una pluralità di modelli di Onp

Di Onp tutte sbilanciate sul lato della sola efficienza non è che si avverta oggi grande necessità. La posizione che preferisco è quella di un non profit plurale, che lasci ai soggetti della società civile la scelta del modello che più ritengono consono alla loro “visione del mondo”

Il ruolo del non profit. Forum bipartisan

Ne parliamo con Giuliano Cazzola, della Fondazione Giovane Italia; Alessandro Voglino, della Fondazione Nuova Italia; Stefano Fassina, dell’Associazione Nens; Andrea Peruzy, di Italianieuropei; Giuseppe Lanzilotta, della Fondazione Magna Carta; Monica Poletto, della Fondazione per la Sussidiarietà

I quasi-mercati sono più equi. L'idea del baby bond

Il Regno Unito e la Lombardia si sono recentemente spostate verso il modello dei quasi-mercati. Lo hanno fatto a causa dei problemi che, inevitabilmente, i sistemi statalisti incontrano: essi sono inefficienti, ingiusti, sono organizzati nell'interesse degli erogatori più che degli utenti, e sono fondamentalmente paternalistici. I quasi-mercati invece forniscono incentivi molto forti ad aumentare l'efficienza e a promuovere l'innovazione

Onp, le regole per una buona legge

Una buona disciplina degli enti non profit è caratterizzata da tre elementi fondamentali: una considerazione attenta delle realtà regolate, il contemperamento dei diversi interessi coinvolti, la semplicità del sistema normativo. In questa prospettiva, il diritto vigente appare ampiamente migliorabile: alle norme “di base” del codice civile si accompagna, infatti, una complicata stratificazione normativa, frutto di una legislazione spesso suggerita da preoccupazioni contingenti

Cinque punti critici e una via d'uscita

Per quanto riguarda la disciplina delle associazioni e delle fondazioni, gli interventi normativi compiuti nell’ultimo decennio hanno abrogato molte norme del codice civile del ’42, senza tuttavia sostituire al disegno originario del codice, che aveva una sua intrinseca coerenza, una diversa e complessiva disciplina.

Fondi sviluppo: servono controlli

Le Ong, rispetto ai governi o ai grandi organismi internazionali, continuano a mostrarsi come il soggetto più adeguato alle attività di cooperazione internazionale. Un intervento innovativo di Avsi, finanziata dalla Banca Mondiale e dal Governo italiano, è un esempio - tra molti altri - che lo dimostra

Cacciari: “Stop alla finanza centralizzata”

“Occorre capire se federalismo fiscale significa semplicemente una contrattazione che lo Stato porta avanti con le Regioni, per vedere se attuare o meno dei trasferimenti, oppure partire dal gettito delle Regioni e in particolare dall’Irpef e, basandosi su quel gettito, calcolare quanto le diverse Regioni costino e, quindi, quanti servizi debba ancora gestire lo Stato e quanti invece possano essere gestiti dalle stesse Regioni autonomamente”

Diamo alle Regioni il pieno di sussidiarietà

I tributi propri sarebbero un terreno ideale per l’applicazione del principio di sussidiarietà. E’ ancora troppo “sotto tutela” statale la possibilità per le Regioni e gli Enti locali di sviluppare un’autonoma politica fiscale attraverso deduzioni, detrazioni e rimodulazioni della base imponibile dei tributi regionali e locali

Lanzillotta: “Migliori servizi a minor costo”

«Nel ddl 772 - dice Linda Lanzillotta - il ruolo del “pubblico” non si riduce, ma si rafforza: dovrà esprimersi nella fissazione degli standard e delle garanzie, dunque nella determinazione dei bandi di gara e nella vigilanza sul loro esito; nell’elaborazione di competenze e sistemi di controllo che consentano di non cadere in quella che gli economisti chiamano “la cattura del regolatore”»

Liberalizzare il sistema oggi è possibile

I servizi pubblici locali, a 15 anni dall’avvio della ritirata dello Stato dall’ambito dei servizi pubblici a livello nazionale e dall’apertura al mercato di settori come le tlc e l’energia, continuano a rappresentare un’isola infelice di statalismo non concorrenziale

Tabacci: “Impariamo dalla Thatcher”

“Bisognerebbe di applicare il principio di sussidiarietà al sistema di governance dei servizi di pubblica utilità. Lo Stato ed Enti locali dovrebbero, come unica competenza, stabilire i confini entro i quali altri soggetti devono essere lasciati liberi di muoversi previo un controllo esterno sul loro operato. E questi soggetti devono accettare la sfida del mercato”

Usa e Gran Bretagna dettano il passo

In Italia andrebbe abbandonato il ricorso esclusivo alla fiscalità generale e andrebbero valorizzati operatori con modelli di governance che rappresentino tutti gli stakeholder. Potrebbero essere le fondazioni, soggetti giuridici privatistici, senza scopo di lucro, che perseguono interessi della collettività

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