Il non profit esce dalla “precarietà”

- Maurizio Lupi

La proposta di stabilizzazione del 5×1000 avanzata dall’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà si candida ad essere uno dei provvedimenti più importanti della legislatura. Per sostenere il non profit lo non è necessario ricorrere a fantasiosi quanto artificiali strumenti di distribuzione delle risorse, ma è sufficiente dare la possibilità a ciascun contribuente di indicare chi ritiene debba essere premiato

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L’istituto del 5×1000 viene introdotto con la finanziaria del 2006 e riproposto nelle finanziarie successive. In pochi anni ha conquistato una popolarità inimmaginabile e questo grazie al fatto che rappresenta forse il più concreto strumento di applicazione del principio di sussidiarietà, principale esempio di libertà di scelta. Gli ingredienti che compongono il 5×1000 sono tutti “genuini” e di “prima scelta” ed è per questo che il risultato non è in discussione. Anzitutto il riconoscimento che il settore cosiddetto non profit è realmente caratterizzato da una “utilità pubblica”, dal fatto di adoperarsi per il perseguimento di un interesse generale. Ciascun cittadino italiano è perfettamente in grado di riconoscerlo, di giudicarlo e di premiarlo. Del resto lo fa quotidianamente, sostenendo con la propria attività o con il proprio contributo (in denaro o in prestazione di servizio volontario) le numerosissime realtà di terzo settore diffuse su tutto il territorio nazionale.

I dati sono ormai noti e non è questa la sede per ricordarli. Basti però pensare che, già dal primo anno di applicazione, circa il 60% dei contribuenti hanno voluto esprimere la propria scelta.

L’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà ha fatto sin dal primo momento del 5×1000 la propria bandiera, ritenendolo paradigmatico di una modalità di applicazione della sussidiarietà. Ora ciò che da tempo viene segnalato dall’Intergruppo come urgenza vede la luce con la presentazione di un provvedimento normativo che nei prossimi giorni sarà depositato presso la Camera dei Deputati. La raccolta di adesioni sarà estesa a tutti gli aderenti dell’Intergruppo (circa 320 tra Camera e Senato). Obiettivo del provvedimento: la stabilizzazione del 5×1000.

Ma verranno introdotte anche delle novità. Ai benefici del 5×1000 potranno concorrere gli enti non profit (Onlus, comprese quelle di diritto e quelle parziali; associazioni di promozione sociale iscritte agli albi nazionale e regionali di cui alla legge 383/00; associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’articolo 10, comma 1, lettera a) del DLgs 460/97; associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni), gli enti di ricerca scientifica e università, gli enti di ricerca sanitaria.

Quanto poi alle modalità di accesso al beneficio per enti non profit, queste le caratteristiche:

– tutti gli enti interessati (comprese le associazioni sportive dilettantistiche per le quali attualmente vige l’iscrizione automatica da parte del Coni) devono presentare istanza di iscrizione all’elenco;

– l’iscrizione avviene in via telematica;

– la domanda in fase di prima iscrizione dovrà contenere tutti i dati relativi all’ente; per le iscrizioni successive dovrà esclusivamente essere confermata la volontà di iscrizione nell’elenco;

– le domande dovranno pervenire entro il 20 febbraio di ogni anno; l’Agenzia delle Entrate entro il 25 febbraio dovrà pubblicare l’elenco; gli errori di iscrizione saranno sanabili entro il 2 marzo; entro il 10 marzo di ogni anno l’elenco sarà pubblicato in forma definitiva;

– entro il 30 giugno del solo primo anno i legali rappresentanti dovranno presentare l’autocertificazione del possesso dei requisiti;

– per quanto riguarda gli altri elenchi (ricerca scientifica, università, ricerca sanitaria) non sarà consentita la presenza di un medesimo nominativo in più elenchi (es. ente di ricerca scientifica iscritto anche tra gli enti non profit)

Per quanto riguarda poi il riparto del 5×1000, rimane valido il sistema già adottato anche se vengono introdotti tempi certi per i versamenti che avvengano entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui è avvenuta la destinazione (in caso di ritardo verranno applicati gli interessi legali)

Inoltre, al solo fine di fornire alle persone fisiche che effettuano la scelta di destinazione del 5×1000 strumenti di trasparenza, gli enti destinatari di un importo di cinque per mille superiore a 50.000 euro sono tenuti alla pubblicazione del proprio bilancio/rendiconto relativo all’esercizio in cui hanno introitato le somme.

In conclusione, si prevede la riammissione per i soggetti esclusi dalla ripartizione del 5×1000 per gli esercizi antecedenti quello di entrata in vigore della presente norma a causa di errori formali (quali: mancata o tardiva presentazione dell’autocertificazione, certificazione presentata su modelli non conformi, carta di identità del legale rappresentante omessa o scaduta).

La stabilizzazione del 5×1000 dunque si candida ad essere uno dei provvedimenti più importanti della legislatura, perché il sostegno al non profit esce finalmente dalla “precarietà” nella quale è stato relegato fino ad ora. Per sostenerlo non è quindi necessario ricorrere a fantasiosi quanto artificiali strumenti di distribuzione delle risorse, ma è sufficiente dare la possibilità a ciascun contribuente di indicare chi ritiene debba essere premiato.



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