Multiculturalismo: la via per la convivenza possibile

L’Occidente si trova davanti all’incontro-scontro fra uomini di cultura e religione diverse. Serve identificare ciò che è all’origine di ogni diversità pensabile, ciò che è esperienza elementare comune a tutti, per poter giudicare i modi di vita oggi presenti nella nostra società e ordinarli al bene comune

29.08.2008 - Javier Prades
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L’Occidente si trova davanti a un fatto, quello cioè dell’incontro-scontro fra uomini di cultura e religione diverse, che senz’altro ha dimensioni globali, ma che incide in modo particolare sulla realtà europea. L’interpretazione – giuridica, filosofica e teologica – di questo fatto è più che mai necessaria per favorire una convivenza pacifica. Serve identificare ciò che è all’origine di ogni diversità pensabile, ciò che è esperienza elementare comune a tutti, per poter giudicare i modi di vita oggi presenti nella nostra società e ordinarli al bene comune.

Dal momento che tale esperienza elementare non si dà mai in modo astrattamente universale, ma nelle concrete realizzazioni storiche, tocca a noi europei il compito di dire l’esperienza elementare così come si riconosce nella nostra tradizione, quale fattore determinante dell’incontro con chiunque vorrà venire a lavorare e a vivere da noi. In questa tradizione, la fede cristiana è (stata) essenziale.

Quali sfide le pone adesso il multiculturalismo?

Nella pubblicistica internazionale abbondano i testi sull’argomento multiculturale. Segno dell’urgenza non solo teoretica, ma soprattutto esistenziale della posta in gioco. Anche la Fondazione per la Sussidiarietà ha voluto dedicare un libro a questo cruciale argomento, mettendo in rilievo alcuni particolari aspetti.

Il primo è che all’origine di un’adeguata relazione tra diversi si trova una comune percezione dell’intangibile dignità dell’uomo, della società come luogo di possibile incontro fra gli uomini, e di Dio come fattore decisivo per l’umanizzazione dei rapporti personali e sociali.

Il secondo aspetto è la decisiva importanza di una concezione e un uso della ragione che pur in discipline diverse, dall’interno dei vari ambiti specifici, giuridico, sociologico, filosofico o teologico, riesca a cogliere problematiche simili e richieda risposte comuni.

In terzo luogo, si deve notare che si può superare “il multiculturalismo”, i cui limiti sono stati evidenziati anche dall’interno delle posizioni multiculturaliste. Questo pone l’urgenza di “allargare la ragione” secondo una concezione non ridotta strumentalmente o immanentisticamente. In termini più convenzionali si potrebbe parlare del bisogno di un lavoro interdisciplinare e interconfessionale, aperto al dialogo multiculturale e multireligioso. ? ciò che ha tentato di fare la Fondazione con il suo volume.

Last but not least, occorre segnalare la convinzione di molti dei collaboratori che la fede cristiana sia un fattore di novità decisivo nell’affronto dell’argomento multiculturale, a patto che non rinunci alla propria originalità, sia rispetto alla sua natura come alla modalità testimoniale di porsi davanti agli uomini.

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