Solo in un “legame” la libertà dell’individuo si può esprimere

- Pierluigi Colognesi

Nella nostra società «liquida» i legami sono vissuti come facilmente scioglibili e senza durata. Ma, come ha detto Benedetto XVI, la tensione tra «legame e libertà» è la base della nostra cultura

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Il sociologo Zygmunt Bauman ha l’interessante capacità di sintetizzare in una immagine facilmente comprensibile ed evocativa la sua interpretazione di complessi fenomeni sociali. È lui che ha definito la nostra società come «liquida». E da allora questo aggettivo viene frequentemente, e a volte sbrigativamente, utilizzato in svariati contesti.

Nel suo ultimo libro Individualmente insieme, Bauman sostiene che alla celebre triade della rivoluzione francese – libertà, uguaglianza, fraternità – ne sia ormai subentrata, nella società contemporanea, un’altra: sicurezza, parità, rete. È su quest’ultima parola che vale la pena di riflettere. Bauman la descrive così: «Si assume che ogni singolo si porti dietro, assieme al proprio corpo, la sua specifica rete, un po’ come una chiocciola porta la sua casa». La rete sono i legami che il singolo stabilisce. Ma attenzione, non sono i legami della fratellanza, cioè in qualche modo dati da una storia (la famiglia, il quartiere, una comunità religiosa, una nazione). Sono, al contrario, legami fluidi, flessibili, liquidi appunto: «Le unità individuali vengono aggiunte o tolte [dalla rete che la singola chiocciola porta con sé] con uno sforzo non maggiore a quello con cui si mette o si cancella un numero dalla rubrica del cellulare». Ne deriva che i legami sono «eminentemente scioglibili» e «facilmente gestibili, senza durata determinata, senza clausole e sgravati da vincoli a lungo termine».

È facile trovare in questa immaginifica descrizione i tratti del tipo di convivenze che vediamo quotidianamente. Basta pensare al fatto che a Milano per la prima volta il numero dei single ha superato quello delle famiglie. O alla debolezza dei legami affettivi, normalmente concepiti come temporanei, non impegnativi, cancellabili non appena lo si voglia.

Qual è la ragione di questo fenomeno? Il fatto, risponde Bauman, che «la rete non ha dietro di sé alcuna storia» e, quindi, l’identità della persona non è definita da una appartenenza che la precede. Anzi, l’unica appartenenza è quella che l’individuo via via si costruisce e distrugge attraverso le sue labili e mutevoli reti.

Benedetto XVI a Parigi ha affermato: «Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami». La descrizione di Bauman sembra confermare questa triste fatalità. Ma, dice il Papa, c’è una tragica conseguenza: una libertà come assenza di legami è destinata a distruggersi. E, quindi, a diventare preda del potere. Come ai tempi dei monaci da cui ha preso spunto Benedetto XVI, anche oggi è indispensabile che si pongano esperienze di appartenenza in cui la libertà sia affermata come espressione di un legame che precede l’individuo (la «fraternità» implica una paternità) e che ne fonda l’identità. Un identità che non è nemica di nessun’altra. Infatti, ha concluso il Papa: «Questa tensione tra legame e libertà ha determinato il pensiero e l’operare del monachesimo e ha profondamente plasmato la cultura occidentale. Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell’arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall’altra».

Raccogliendo questa sfida ilsussidiario.net ospiterà nei prossimi giorni contributi tesi a mettere a fuoco il nesso tra appartenenza, identità e libertà. Invitiamo i lettori a parteciparvi.

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