ISRAELE/ La guerra vista dagli Usa

Durante l’ultima parte delle vacanze di Natale, le notizie sulla guerra a Gaza hanno dominato i notiziari di tutti canali televisivi via cavo degli Stati Uniti. Quasi tutti gli americani “normali” intervistati hanno dichiarato di essere confusi e sorpresi

08.01.2009 - Lorenzo Albacete
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Durante l’ultima parte delle vacanze di Natale, le notizie sulla guerra a Gaza hanno dominato i notiziari di tutti canali televisivi via cavo degli Stati Uniti. Quasi tutti gli americani “normali” intervistati hanno dichiarato di essere confusi e sorpresi. In pochissimi si erano accorti di quanto stava per accadere, essendo l’attenzione concentrata sulla crisi economica e sulle possibilità per il presidente eletto Obama di portare miglioramenti significativi alla situazione e di diminuire la paura dell’americano medio circa il proprio futuro e quello della propria famiglia. Poi, all’improvviso, è venuta questa nuova crisi e la gente si chiede se e come essa cambierà le priorità del presidente.

 

È fuori discussione che la maggioranza degli americani sostengano Israele. Un sostegno che non è dovuto all’influenza politica degli ebrei americani, ma al riconoscimento di Israele come uno Stato moderno, democratico e laico. I cristiani evangelici appoggiano Israele per ragioni derivanti dalla Bibbia, in quanto credono che la seconda venuta di Gesù avverrà quando Israele sarà al sicuro e pronto alla conversione. Gli ebrei americani si trovano di fronte a un dilemma: la maggioranza di loro vota a favore delle istanze progressiste, ma i progressisti tendono nel conflitto a schierarsi con i palestinesi. Quindi, in questo caso, la maggioranza degli ebrei americani si trova a fianco dei conservatori. Tra i cattolici la situazione è rovesciata: i conservatori cattolici, con le loro simpatie per la causa palestinese, si trovano a fianco dei progressisti.

La gestione televisiva della crisi è conseguenza delle propensioni ideologiche dei tre canali via cavo che danno notizie 24 ore su 24. Fox, canale conservatore, ha sottolineato il diritto di Israele all’autodifesa. Dato che Israele non ha permesso ai giornalisti di attraversare il confine con Gaza, la maggior parte del materiale televisivo disponibile arriva dalle televisioni arabe e mostra le sofferenze dei civili palestinesi in conseguenza dell’invasione israeliana. Perciò Fox ha utilizzato molti personaggi neo-con per difendere Israele dai tentativi palestinesi di influenzare l’opinione pubblica americana. I neo-conservatori sostengono che Israele sta combattendo quella che prima o poi sarebbe diventata altrimenti una guerra americana, perché i reali nemici sono l’Iran e la Siria, il cui obiettivo non è solo Israele ma anche l’America.

Il canale MSNBC, che sembra aver deciso di porsi come l’alternativa progressista a Fox, ha presentato i propri esperti per condannare quella che viene considerata una “sproporzione” tra le conseguenze degli attacchi missilistici di Hamas contro Israele e le distruzioni e le vittime causate dalla reazione israeliana. Sorprendentemente, durante l’ultimo week-end MSNBC ha deciso di mandare in onda i suoi normali programmi invece che coprire la guerra.

CNN, d’altro canto, ha sospeso buona parte dei suoi programmi per offrire una copertura di 24 ore della guerra. Non potendo inviare i propri cronisti a Gaza, CNN ha offerto la possibilità a civili palestinesi, attraverso video internet e interviste telefoniche, di raccontare quanto stava succedendo.

Dall’inizio della settimana, comunque, è ricominciata la trasmissione delle altre notizie, a partire dall’arrivo di Obama a Washington e delle notizie politiche collegate. Con l’avvicinarsi dell’insediamento di Obama, a meno di qualche nuovo importante avvenimento in Medio Oriente, l’attenzione del pubblico sarà sempre più indirizzata all’inizio della nuova Amministrazione.

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