La sfida di Benedetto XVI e GP II

L’idea di un “progetto culturale” da parte della Conferenza Episcopale Italiana è partita sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e ha prodotto i primi esiti con Benedetto XVI

21.10.2009 - Francesco Botturi
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Benedetto XVI

L’idea di un “progetto culturale” da parte della Conferenza Episcopale Italiana matura in corrispondenza con il venir meno dell’unità politica dei cattolici nel nostro Paese (un’idea enunciata nel 1994, che diventa ufficialmente una iniziativa stabile nel 1997).

 

Una concomitanza significativa, non di un intendimento politico del “progetto” stesso, ma di un approfondimento della coscienza ecclesiale italiana, consapevole del bisogno di rinsaldare un vincolo di unità nel momento in cui la sua tradizionale rappresentanza politica veniva meno. La definitiva conclusione dell’età del collateralismo politico (cattolicesimo-Democrazia cristiana) rendeva avvertiti che la sua ragione storica – una certa unità organizzata della presenza pubblica del cattolicesimo italiano – andava riformulata su un altro piano.

Nel frattempo il pontificato di Giovanni Paolo II, con la sua insistenza sull’articolazione della fede e della cultura (una fede che non diventa cultura non è una fede matura, davvero pensata e davvero vissuta) contrastava la duplice deriva dell’integralismo e dello spiritualismo e richiamava all’urgenza storica di una testimonianza cristiana, capace di dare ragione di sé e di essere propositiva ad ogni livello (ricordiamo l’insistenza del magistero di Giovanni Paolo II sui grandi temi della cultura, della famiglia, del lavoro, della Nazione).

La questione centrale era chiara fin dall’inizio ed era quella “antropologica”, come luogo problematico e fuoco di interesse in cui convergevano i molti indizi di crisi dell’esperienza dell’umano nel nostro tempo, dai temi della secolarizzazione a quelli della bioetica, da quelli della famiglia e dell’educazione, a quelli della tecnica e del lavoro. Era sempre più evidente la necessità di ricongiungere ogni problematica settoriale a un centro, l’uomo, la sua identità, la sua dignità, il suo destino, così come solo la fede è in grado di proporre nel contesto incerto della cultura postmoderna.

La Segreteria del Progetto culturale, oltre a promuovere molte iniziative di area (ricerca filosofica, storica, letteraria, artistica, scientifica, della comunicazione, ecc.), ha svolto un inedito compito di sostegno e di coordinamento delle iniziative cattoliche esistenti, sparse sul territorio nazionale (a partire dai Centri culturali).

Di particolare rilievo la promozione del Forum nazionale, cha ha raccolto per nove volte a partire dal 1997 circa duecento intellettuali cattolici impegnandoli in una discussione di temi di grande attualità (fede e libertà; Europa; corpo, affetti e lavoro; rapporto tra le generazioni; 40 anni dal Concilio; educazione; ecc.): gesto di non poco valore, se si pensa alla condizione di dispersione e talvolta di estraneità tra le componenti intellettuali del mondo cattolico stesso, che nel Forum ha avuto invece un’occasione di dialogo e di confronto, di conoscenza personale e di solidarietà operativa, la cui positività non è possibile mettere in dubbio.

 

Dal 2008 è stato costituito un Comitato del Progetto culturale, che sotto la direzione del card. Ruini ha preso l’impegno di una duplice iniziativa annuale, con l’obiettivo di proporre temi ed elaborazioni con cui interpellare la cultura del Paese. Un primo esito sono il volume, non convenzionale, sulla Sfida educativa (Laterza 2009) e un ampio evento su Dio oggi (Roma, 10-12 dicembre 2009).

 

È attuale tutto ciò? Le ragioni che hanno mosso il Progetto al suo inizio non sembrano aver perso mordente. Piuttosto, sono ulteriormente drammatizzate, da una parte, dall’acuirsi della crisi antropologica sempre più globale, segnata da una “scomposizione dell’esperienza” tipica di un contesto culturale secolarizzato e nichilista; dall’altra, dalla non facile coesione e collaborazione interna al mondo cattolico di fronte alle attuali sfide culturali (biopolitica, educazione, immigrazione, ecc.).

 

Per questo l’attualità del Progetto culturale è affidata probabilmente a una rinnovata capacità di conciliare il coraggio di una certa radicalità di giudizio con l’energia di un confronto impegnato e impegnativo con le plurime voci del cattolicesimo italiano.

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