Cattolici fuori dal guscio

- Lorenzo Albacete

Il divieto di copertura dell’aborto da assicurazioni sanitarie finanziate dal Governo ha scatenato negli Usa un vivace dibattito politico

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Qualche commentatore ha osservato questa settimana che il Partito Repubblicano è stato scosso da una rivolta dei conservatori contro i moderati, ma che anche il Partito Democratico si è dovuto confrontare al suo interno con una battaglia ideologica, avente per oggetto la presenza dell’aborto nella legge sulla riforma sanitaria. Da una parte si sono schierati i “progressisti” e i sostenitori dell’aborto (la base del partito), dall’altra i moderati e conservatori guidati dai vescovi cattolici.

 

In un recente articolo su The New York Times, Katharine Q. Seelye ha citato Robert J. Blendon, professore di politica sanitaria ad Harvard, secondo il quale i Democratici favorevoli all’aborto devono confrontarsi “con la scelta tra cercare di fermare l’erosione del diritto di aborto e cercare di migliorare l’assistenza sanitaria alle donne”. Per Blendon è uno scontro tra “quelli che sono definiti due diritti umani fondamentali, il diritto alla copertura sanitaria universale e il diritto delle donne ad avere servizi sulla salute riproduttiva”.

Sull’altro versante, in lettere e conversazioni personali con esponenti del Partito Democratico, i vescovi cattolici hanno detto chiaramente che, malgrado considerino la salute un diritto fondamentale dell’uomo, si sarebbero opposti a ogni legge che avesse reso possibile l’uso di fondi federali per sovvenzionare aborti.

Secondo quanto sostenuto dall’Associated Press, il Cardinale di Boston Sean O’Malley ha parlato direttamente a Obama durante i funerali del senatore Edward Kennedy, spiegandogli come non ci fosse altra scelta possibile per la Chiesa. In prossimità della votazione alla Camera, il Cardinale Theodore McCarrick, Arcivescovo emerito di Washington, ha chiamato la presidente della Camera Nancy Pelosi, cattolica, per sollecitare provvedimenti che permettessero alla Chiesa di sostenere la legge sulla sanità.

È curioso notare che entrambi i cardinali sono stati criticati dai conservatori cattolici, incluso qualche vescovo, per la loro partecipazione ai funerali di Kennedy. Tuttavia, sembra proprio che siano stati i loro interventi a convincere il presidente e i leader democratici ad accettare l’emendamento del deputato democratico del Michigan Bart Stupak.

Questo emendamento ha soddisfatto le richieste della Conferenza dei vescovi cattolici e convinto un numero sufficiente di deputati democratici conservatori a votare il progetto di legge, approvato con soli cinque voti di scarto, 220 contro 215. È evidente che la legge non sarebbe passata senza l’emendamento Stupak appoggiato dai vescovi.

L’emendamento vieta che gli aborti, tranne nei casi di stupro, incesto o pericolo per la vita della madre, possano essere coperti da piani assicurativi governativi o comunque sovvenzionati dal governo. Il vescovo William Murphy di Rockville Center, NY, presidente del Comitato Episcopale sullo Sviluppo Sociale, ha detto che la loro preoccupazione era di assicurare che i soldi dei contribuenti non venissero utilizzati per gli aborti.

La proposta di legge comprendeva già l’esclusione dell’aborto dai fondi direttamente erogati dal governo federale, in base al cosiddetto Emendamento Hyde (dal fu deputato Henry Hyde dell’Illinois), ma rimaneva il problema per le polizze acquistate con un misto di capitali personali e di sussidi federali. L’Emendamento Stupak estende specificamente l’esclusione dell’aborto anche a questi casi.

 

La prova che i vescovi hanno avuto ragione nel chiedere questa estensione viene dalla campagna in corso per cancellare l’emendamento al Senato, con accuse di lobbismo ai vescovi e la richiesta di eliminare ogni esenzione fiscale alla Conferenza Episcopale.

 

La cosa interessante è che i vescovi cattolici degli Stati Uniti abbiano ripreso il ruolo di leader morali quando ancora molti sono scandalizzati dal modo in cui è stata gestita la questione dei preti coinvolti in abusi su minori. Forse questa volta i politici hanno capito che il loro punto di partenza non era né lobbismo politico né argomentazioni etiche, ma la fede in Cristo come l’Unico che rivela, incarna e provoca quei cambiamenti nel cuore umano sui quali può essere costruita una società umana veramente giusta.

 

I vescovi sono stati capaci di mostrare che non si tratta di un “diritto umano” più importante di tutti gli altri, ma di dar testimonianza che solo la presenza nel mondo di Cristo risorto può assicurare che il riconoscimento dei diritti umani non diventi una questione di chi ha il maggiore potere politico.

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