L’identità di Obama

- Lorenzo Albacete

Anche dopo la sua elezione a presidente, il punto politicamente più interessante rimane l’identità, sincerità, capacità e filosofia dello stesso Obama

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Le discussioni e le notizie di questa settimana saranno centrate, senza dubbio, su meriti e demeriti della normativa proposta dal presidente Obama per fronteggiare una situazione economica che sta sempre più peggiorando. La discussione non verte su singoli provvedimenti solamente, ma sulla capacità di governo di Obama.

 

Alcuni commentatori, durante la campagna elettorale, avevano già previsto quale sarebbe stata la maggiore sfida per Obama. La sua insistenza sul fatto di essere in qualche modo al di fuori della dialettica “progressisti contro conservatori” portava il rischio di dover affrontare l’opposizione di entrambi gli schieramenti. Governando da sinistra, avrebbe trovato l’opposizione della destra e, se si fosse spostato verso destra, si sarebbe trovato davanti a una crescente opposizione da sinistra. Secondo i citati commentatori, questa situazione avrebbe finito per portare a una paralisi politica.

A suo tempo, la risposta di Obama fu che la maggioranza degli americani voleva sfuggire a questa lotta ideologica e che lo avrebbe quindi sostenuto in questa direzione. Esattamente quanto poi è avvenuto. Per questa ragione, l’esito dell’attuale dibattito sul modo migliore per stimolare l’economia sarà un indicatore importante di cosa ci si dovrà attendere per i prossimi quattro anni. Anche dopo la sua elezione a presidente, il punto politicamente più interessante rimane l’identità, sincerità, capacità e filosofia dello stesso Obama. Cosa gli fa pensare di essere in grado di trascendere, in qualche modo, la dialettica politica? È un pragmatico puro senza nessuna forte convinzione? Da che cosa è veramente motivato?

Nel caso concreto della proposta di stimoli economici, Obama è apparso inizialmente come il tipico Democratico progressista, sostenendo forti interventi governativi per cercare di evitare gli aggiustamenti che sarebbero derivati dall’autoregolamentazione propria di ogni vero mercato libero. La sua proposta estremamente consistente di spesa pubblica, invece, sembra per la maggior parte essere stata preparata dall’apparato Democratico per riuscire finalmente a fare ciò che otto anni di governo Repubblicano hanno impedito. È cioè sembrata una lunga lista di programmi dei Democratici per quasi ogni area della vita americana, giustificati come necessari per stimolare l’economia, compresi milioni di dollari per programmi che sembrano aver ben poco a che fare con lo stimolo dell’economia e con la necessità di frenare, per poi invertire, l’allarmante crescita della disoccupazione.

Programmi, come quelli che prevedono milioni di dollari per promuovere la contraccezione, che hanno reso facile ai Repubblicani riprendere in mano l’iniziativa politica e riemergere dai disastrosi risultati delle elezioni come i custodi di una politica fiscale responsabile, nella speranza che la gente abbia dimenticato la sconsiderata spesa pubblica degli otto anni di loro governo, che ha portato all’attuale catastrofe economica.

La presa di posizione dei Repubblicani ha messo al Senato in serio pericolo il passaggio della proposta di legge (tutti i Repubblicani hanno votato contro) e Obama ha rapidamente modificato la proposta, eliminando alcuni dei programmi più discussi (con l’aiuto di un pugno di senatori Repubblicani). Ciò ha tuttavia provocato la minaccia dei Democratici alla Camera di respingere i cambiamenti approvati dal Senato.

Il risultato sembrerebbe proprio quella paralisi politica che Obama pensava di superare. Così, lo stesso presidente ha deciso di portare il caso davanti al popolo e, improvvisamente, sembra di essere tornati in campagna elettorale. Sarà interessante vedere l’esito della vicenda, specialmente che cosa tutto questo insegnerà al presidente sul modo di portare avanti il cambiamento che lui afferma di rappresentare.

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