USA/ La guerra contro Obama

- Lorenzo Albacete

La battaglia è cominciata. Da un lato, il presidente Obama e i Democratici (ma non tutti): sono stati loro a lanciare la dichiarazione di guerra, e cioè la proposta di Obama del budget per gli anni a venire

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La battaglia è cominciata. Da un lato, il presidente Obama e i Democratici (ma non tutti): sono stati loro a lanciare la dichiarazione di guerra, e cioè la proposta di Obama del budget per gli anni a venire. Se approvata dal Congresso così come è stata presentata, questa proposta introdurrà un cambiamento reale nel modo di vivere americano e cancellerà la rivoluzione reaganiana iniziata nel 1980. Sull’altro lato, ci sono i Repubblicani di oggi (non tutti) guidati da… da chi? Chi guida il Partito Repubblicano? Questa è stata la questione politica della settimana negli Stati Uniti.

 

Il qualcosa più vicino a un “capo” del Partito Repubblicano è il recentemente eletto presidente del Comitato Nazionale Repubblicano: Michael Steele, l’afroamericano sulla cui elezione ho già scritto qualche settimana fa, che sembra indicare il desiderio dei leader repubblicani di estendere la base del partito oltre “i conservatori culturali”, enfatizzando la responsabilità in materia di imposizione.

Tuttavia, non è stato Steele a emergere questa settimana come possibile voce del partito, ma Rush Limbaugh, un personaggio dei talk radiofonici, un conduttore con la capacità carismatica di affascinare, smuovere e stimolare tutti i conservatori, e che ha lanciato un forte attacco contro Obama dicendo del tutto apertamente di sperare che falliscano gli sforzi del presidente per venire a capo della crisi economica.

Limbaugh, cui viene attribuita la guida della resistenza repubblicana agli sforzi di Bill Clinton di portare il paese fuori dalla filosofia conservatrice di Reagan, è senza dubbio pronto a fare la stessa cosa contro Obama, questa volta anche con maggior intensità. La battaglia non è tra Democratici e Repubblicani, afferma, ma tra conservatori e progressisti radicali, e prevede che i membri conservatori del Partito Democratico si uniranno all’attacco contro Obama e i suoi seguaci.

A differenza dei Repubblicani più “moderati”, Limbaugh propone una difesa filosoficamente coerente del conservatorismo che non lascia spazio per ambiguità sull’impossibilità di compromessi. Se il Partito Repubblicano vorrà unirsi a questa controrivoluzione conservatrice, dice, molto bene; se non lo vorrà non vinceranno nessuna elezione.

I leader repubblicani sono preoccupati per la leadership di Limbaugh e si chiedono se, consentendogli di essere la voce del partito, non ci si alieni quella netta maggioranza di americani che hanno votato per un deciso cambiamento rispetto agli anni a guida repubblicana.

Limbaugh e i suoi sostenitori replicano che gli americani nei loro cuori sono d’accordo con i principi conservatori e che, ora che Obama ha mostrato la sua vera visione del futuro dell’America, appoggeranno la controrivoluzione conservatrice. Il presidente Obama, sostiene, ha “bastardizzato” la Costituzione che si è impegnato a difendere e le sue opinioni riflettono non il modo di vivere americano, bensì il “socialismo europeo”.

I Democratici sono talmente convinti che la filosofia di Rush Limbaugh, e soprattutto il suo stile, finiranno per allontanare i molti americani che stanno realmente soffrendo per il collasso economico e trovano irresponsabile l’augurio di fallimento per il piano di ripresa presentato da Obama. Il presidente si è limitato a dire di essere pronto alla battaglia. Questa settimana nessun accenno ad alcunché di bipartisan.



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