«La meta» o «il viaggio»?

- Pierluigi Colognesi

Chi può permettersi un viaggio che non è autentica ricerca; tanto che, di fronte alla meta, sceglie di andare da un’altra parte?

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Pubblicità di un’auto di gran marca: il guidatore esce dalla città e si trova di fronte ad alcuni bivi con una strana segnaletica. Uno indica la scelta tra «Sentirsi arrivati» e «Mettere tutto in discussione». Va da sé che l’autista sceglie questa seconda opzione. Così come è ovvio cosa preferisca tra «La strada più facile» e «La meno battuta»: la sua è un’auto di lusso e il proprietario non può che volersi distinguere dalla massa; andrà per la strada dei pochi fortunati. Lo stesso senso di superiorità elitaria gli fa scegliere «Una domanda» invece di «Mille risposte». Il tutto si conclude con un’alternativa impegnativa: «Il grande amore» o «Una nuova avventura»?

In una versione dello spot i due cartelli indicano direzioni opposte; l’autista si blocca insicuro e mette le quattro frecce. In un’altra, più tranquillizzante, i due cartelli vanno dalla stessa parte; quindi nessun problema. Ma è su un’altra variante dello spot che mi interessa soffermarmi.

L’opzione proposta al nostro autista è tra «La meta» e «Il viaggio».

Ovviamente, lui sceglie il viaggio. Senza stare a scomodare le ideologie sessantottine dell’on the road («Non importa dove; l’importante è andare») e senza dar troppo peso a una pubblicità che si guarda un po’ distrattamente in attesa della ripresa del film, la cosa mi ha fatto riflettere.

Pensavo: se la meta fosse incontrare la persona a cui si tiene più nella vita, chi ragionevolmente sceglierebbe di continuare il viaggio? Se avessi davvero bisogno di qualcosa – pensate a chi ha perso la casa nel terremoto – e il compimento di questo desiderio fosse vicino, a portata di mano, continuerei il mio girovagare da turista di lusso?

Chi può permettersi un viaggio che non è autentica ricerca; tanto che, di fronte alla meta, sceglie di andare da un’altra parte? Chi, in fondo, è sazio di quello che ha. Un testo non canonico, ma da alcuni ritenuto autentico, attribuisce a Cristo questa frase: «Venni tra loro, e li trovai tutti ubriachi. Nessuno di loro aveva sete». Nessuno cercava veramente la meta; il loro viaggiare non era per andare da qualche parte, era una distrazione. Invece noi abbiamo proprio bisogno della meta.

Quella che non coincide con la tranquilla immobilità del «Sentirsi arrivati», ma neppure si soddisfa dei «Mettere tutto in discussione» (Cosa resterebbe? Il puro gusto solitario di muoversi per sentirsi vivi). Quella che non si confonde con le «Mille [parziali] risposte», ma accetta ogni imprevedibile «Domanda». Quell’unica meta che consenta di viaggiare senza affanno e senza distrazione.

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