Caprara, Togliatti e il vino nuovo

- Pierluigi Colognesi

Nel percorso umano di Massimo Caprara il Vangelo non sta affatto al posto di Togliatti. Non si tratta di un diverso liquore per riempire la stessa bottiglia ideologica. Il vino nuovo di uno che si riscopre uomo rompe tutte le botti che vogliono contenerlo

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Leggo sul Corriere del 17 giugno l’articolo commemorativo per la morte di Massimo Caprara. Alla fine vi si cita questa frase dell’ex segretario di Togliatti: «Il mio modo di non essere più comunista non è diventare anticomunista, ma ascoltare e pensare». È un concetto – dietro e dentro il quale sta, evidentemente, una profonda esperienza – formidabile. Passare da una ideologia al suo «anti»sarebbe stato rimanere comunque nell’ambito ideologico, seppure di segno opposto. Ben altra cosa è stata l’adesione di Caprara al cristianesimo. Con essa, ci dice, ho rotto le maglie del pensiero ideologico per introdurmi in una dimensione più alta, più comprensiva, quella dove si «ascolta» e si «pensa». Cioè, per parafrasare il titolo dell’opera, scritta da Roberto Fontolan, in cui racconta della sua conversione, ci si riscopre uomo.

Viene in mente il famoso aforisma di Alexis Carrel: «Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità». È stato per questa lealtà di osservazione – guardare e pensare – che Caprara ha scoperto la disumanità dell’ideologia e dell’azione politica del partito cui aveva affidato le sue speranze di liberazione e del suo indiscutibile leader, quel Togliatti che lo aveva incontrato nella sua Napoli nel 1944 e ne aveva fatto il proprio segretario personale. È stato per questa lealtà di osservazione che, abbandonato il comunismo, Caprara ha lottato per smascherarne le menzogne. E lo ha fatto, come ha ricordato su questo giornale Eugenio Corti, senza quella tipica esaltazione fanatica di chi passa da una ideologia al suo contrario, ma piuttosto con la serenità propria di chi ha ormai lasciato il campo ideologico.

È stato per questa lealtà di osservazione che ha portato l’ex comunista, attraverso incontri e persone precise – «dalle parti di Comunione e Liberazione», scrive il Corriere – al cristianesimo. Guardando e osservando si è infatti accorto, scrive, che «il dato evidente è la bellezza di Dio».

Per tutto questo ho trovato estremamente stonata la chiusa dell’articolo del Corriere. Dice così: «Il Vangelo, al posto di Togliatti». Ma il Vangelo non sta affatto al posto di Togliatti. Non si tratta di un diverso liquore per riempire la stessa bottiglia ideologica, un vino di contenuti nuovi nel vecchio otre dei propri schemi. Il vino nuovo di uno che si riscopre uomo rompe tutte le botti che vogliono contenerlo.

Quel finale di articolo mostra quanto sia duro a morire l’approccio ideologico e quanto difficile capire la novità del cristianesimo. In fondo uno che cambia la casacca dei propri contenuti di pensiero – il Vangelo al posto di Togliatti – è accettabile, comprensibile, ultimamente riducibile: perbacco, siamo in democrazia e ognuno la pensa come vuole. Uno che, invece, cambia totalmente la propria esistenza per una bellezza che lo fa sentire veramente uomo, questo è troppo, è esagerato, non lascia tranquilli. Ma proprio questa nuova bellezza umana ha visto chi ha avuto la fortuna di conoscere il «nuovo» Massimo Caprara. E solo questa bellezza è davvero interessante.



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