G8/ Nuove idee per un rito stanco

- Roberto Fontolan

Servono non nuove formule ma le nuove idee che ormai circolano in tanti Paesi e in tante realtà indipendenti

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L’Italia ha accolto il G8 con lo sciopero dei benzinai. Sembra una storia di altri tempi, quando alla vigilia delle vacanze scioperavano gli assistenti di volo, o quando alla ripresa delle attività scolastiche venivano piazzati gli scioperi dei trasporti urbani. Ma forse i tempi sono sempre gli stessi e anche i tempi del G8 non sembrano variare di molto.

 

Per superare la stanchezza e il logoramento della madre di tutti i riti mondiali, si punta a modificare la formula e/o allargare i temi all’ambiente e al clima o anche all’Africa. Dal G8 al G14 al G20, imbarcando l’uno e l’altro Paese protagonista di mirabolanti successi economici (il Brasile ad esempio, dove peraltro “vivono” nelle favelas 53 milioni di persone, o l’India dove non risulta individuata una formula per risolvere la miseria di quelle folle che vivono per strada, o la Cina, dove il G8 è stato “salutato” dalla rivolta degli Uiguri) che d’altronde vengono tenuti ben separati dagli assetti istituzionali democratici e dai principi della tutela della libertà umana al fine di evitare spiacevoli corto-circuiti.

Eppure stanchezza e logoramento non si risolveranno con le formule. Essi rispecchiano la debolezza generale di tutti gli organismi sovra-nazionali, dall’Unione europea all’intero sistema delle Nazioni Unite, precipitati in questo inizio di millennio nelle sabbie mobili dell’incertezza, dell’auto-occupazione (prendendo a prestito la felice espressione del cardinale Ratzinger in riferimento al rischio che corre la Chiesa), della inanità. Mentre sono attive e attivissime entità di altra natura, fondazioni, organizzazioni non governative, associazioni e così via secondo l’inesauribile fantasia e creatività umana. E questo dovrebbe dire qualcosa ai vari G- presenti e futuri.

Servono non nuove formule ma le nuove idee che ormai circolano in tanti Paesi e in tante realtà indipendenti: sussidiarietà, capitale umano, imprenditorialità, educazione. Servono non nuove formule ma i vecchi “valori” dell’integralità dello sviluppo umano, per cui ad esempio non si possono separare artificiosamente la sfera economica da quella sociale e da quella della libertà personale e comunitaria.

E serve uno scopo chiaro: “Pensate ai poveri” ha detto il Papa Benedetto XVI salutando l’arrivo a Roma dei capi del mondo. È stato il suo modo di accoglierli, poche parole che dicono tutto (il resto si può trovare nella nuova enciclica).



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