Il premier Sussidiario

- Mario Mauro

Tony Blair ha impiegato poco meno di un’ora per mettere tutti d’accordo nel dare ragione alla frase introduttiva del Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà

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Giorgio Vittadini lo ha definito “uno dei più grandi incontri di questi ultimi 30 anni”, uno di quegli incontri che “segnano la storia del Meeting”.

Tony Blair ha impiegato poco meno di un’ora per mettere tutti d’accordo nel dare ragione alla frase introduttiva del Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.

Nel raccontare come ho vissuto la presenza dell’ex Primo Ministro inglese vorrei partire dalla sua interpretazione del rapporto tra politica e Religione, il perché considerare il giudizio come un elemento fortificante e innovativo per tutti gli ambiti della società civile deve essere un obiettivo prioritario per il XXI secolo. Blair dice che “la religione non deve essere fonte di conflitto” e la fede deve essere intesa come “salvezza per la condizione umana, come scopo nella vita, come mistero che esprime tutti i limiti della ragione. Fede e ragione sono alleate, non in opposizione”. La Conversione è stata un processo avvenuto durante un lungo periodo, grazie alla fede cattolica della moglie.

Quando era Primo Ministro Tony Blair non era ancora cattolico. Quando ha fondato il “New Labour”, la più concreta e riuscita svolta riformista in un governo di sinistra che la storia recente ricordi, Tony Blair sapeva che sarebbe stato pesantemente criticato, soprattutto dai tantissimi che in Europa erano ancora legati ad un impostazione statalista della politica con un tasso ideologico ancora alle stelle.

Blair ha rifiutato totalmente ogni connotazione ideologica nelle sue scelte coniugando in maniera saggia l’intervento statale e la valorizzazione delle grandi risorse provenienti dalla società civile inglese. Il risultato è stato talmente dirompente che il New labour è ormai diventato un paradigma che verrà utilizzato dai Governi di tutto il mondo ancora per decenni. Il fatto che al centro ci sia la persona e non più lo Stato non può lasciare tranquillo nessuno, nel bene e nel male. Al centro ci sono io, ci sei tu. Questo ha voluto dire Tony Blair.

E’ chiaro che nel metodo del New Labour c’era già moltissimo della concezione della società della dottrina sociale della chiesa, c’era in altre parole un grandissimo desiderio di cambiamento che doveva partire da basso, i cittadini inglesi dovevano essere protagonisti del cambiamento ai danni dello strapotere statale.

Lo ha dimostrato Blair quando ha affermato che la fede “arricchisce l’idea di comunità”, quasi parafrasando l’enciclica di Benedetto XVI nel passaggio in cui il Santo Padre dice che la fede “amplia la relazione tra singolo e comunità, ponendo la verità di Dio al centro.

“E all’interno di questo processo si inseriscono la comunità, la Chiesa, il volontariato, che “possono fare cose a volte meglio dello Stato. Il principio della sussidiarietà e molto importante”. In questo passaggio Tony Blair ammette chiaramente che il principio di sussidiarietà ha ispirato la sua opera di Governo.

Ieri il Popolo del Meeting è stato testimone di un evento di portata storica perché un uomo ci ha fatto capire cosa vuol dire avere una visione di statista perché ha preso sul serio il proprio desiderio e andando a fondo di questo ha sentito la fede cattolica come un alleato nella battaglia che la ragione fa per difendere con passione la vita degli uomini e costruire “un mondo nuovo”.

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