Ciò che unisce Blair, Cleuza e Draghi

Si chiude la XXX edizione del Meeting di Rimini e per Maurizio Lupi ciò che rimane non è un ricordo ma un Avvenimento, capace di generare letizia, anche di fronte alle difficoltà della vita

29.08.2009 - Maurizio Lupi
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Forse mai, come in questa edizione, abbiamo avuto la percezione che il Meeting di Rimini è, come recita il titolo, un Avvenimento. Un Avvenimento di conoscenza. L’incontro con i grandi personaggi che hanno segnato in maniera indelebile questa trentesima edizione, è stato anzitutto l’incontro con testimoni. Uomini che ci hanno aiutato a conoscere meglio, ad andare più al fondo della realtà che abbiamo intorno. È l’ulteriore conferma che l’incontro fatto, che la fede vissuta, è metodo per affrontare ogni aspetto della vita.

Dalla politica all’economia, dalla fisica alla filosofia, non c’è differenza. Tutto viene rivitalizzato quando si incontra qualcosa che ci permette di conoscere più a fondo il senso della nostra esistenza. La cosa che mi ha più colpito, nonostante siano ormai anni che partecipo al Meeting, è la letizia sui volti delle persone che ho incontrato. La gioia di Tony Blair, di Cleuza Zerbini, ma anche quella dei ragazzi del Rione Sanità di Napoli o dei carcerati della cooperativa Giotto, via via fino alle migliaia di persone che, anche quest’anno, hanno visitato i padiglioni della Fiera. Non è una felicità incosciente, ma la letizia di chi sa, di chi conosce che tutto è fatto per un destino buono.

È la stessa certezza che ci permette di dire che usciremo dalla crisi economica che abbiamo attraversato. Non siamo degli illusi o delle persone che negano la realtà. Sappiamo che gli effetti del terremoto che ha investito il mondo si trascineranno anche nei prossimi mesi, ma sappiamo anche che, dopo i fasti del mercatismo sfrenato, il mondo ha riscoperto che non esiste sviluppo se al centro non c’è la persona. Ha capito che il profitto deve essere al servizio del lavoro e non viceversa. Che c’è un lavoro dentro il lavoro che rende più umano il lavoro. Che se uno conosce il senso di ciò che fa è in grado di plasmare la realtà che gli si mostra davanti. La mostra allestita dalla Compagnia delle Opere sulle formelle del campanile di Giotto semplifica in maniera perfetta questa tensione che purtroppo, nei secoli, si è persa. Per fortuna non ovunque. In luoghi come il Meeting c’è.

Ma è una sfida quotidiana. Che non è diversa per me che di “professione” faccio il politico o per chi in questi giorni ha pulito i padiglioni della Fiera o si è messo dietro i fornelli nonostante il caldo torrido o lunedì dovrà andare nella sua impresa. È l’unica possibilità per non cadere vittima del nichilismo che ormai domina le giornate di tanti uomini e donne che conosciamo.

Ma questo avvenimento di conoscenza è aiutato dall’incontro con uomini che vivono così. Con quelli che, come recitava il titolo del Meeting 2008, sanno essere “protagonisti” della loro vita. Serve un’educazione. Per questo sono certo che ciò che è successo in questa settimana non resterà una parentesi dell’estate ma produrrà frutti. Perché anche noi, oggi, siamo testimoni di un avvenimento.

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