No all’Europa a due velocità

- Mario Mauro

Fa bene Angela Merkel ad essere soddisfatta della sentenza della Corte Costituzionale tedesca che ha dato sostanzialmente il via libera al procedimento di ratifica del Trattato di Lisbona?

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Fa bene il Cancelliere tedesco Angela Merkel ad essere soddisfatta della sentenza della Corte Costituzionale tedesca che ha dato sostanzialmente il via libera al procedimento di ratifica del Trattato di Lisbona al Parlamento tedesco? A dire il vero la soddisfazione sembra essere più un sospiro di sollievo per un enorme pericolo scampato, il pericolo cioè di vedere bloccato il processo di ratifica di un Trattato che per molti rappresenta un vero e proprio crocevia tra il rilancio e il declino dell’Unione europea.

 

Il Trattato è legittimo anche se non perfettamente in sintonia con la legge tedesca. La legge che ha autorizzato la ratifica del Trattato deve essere infatti in qualche modo accompagnata da una legge «per garantire l’efficacia del diritto di voto» dei cittadini tedeschi e “assicurarsi” che l’Unione «non oltrepassi le sue competenze». Tutto questo a causa del grave deficit di democrazia che peraltro tutti gli addetti ai lavori e osservatori esterni riconoscono all’Unione europea da decenni.

Le istituzioni dell’Unione europea non raggiungono un livello di democraticità in grado di potersi sostituire, nei tempi e nei modi previsti dal Trattato, al parlamento nazionale, sono in altre parole troppo lontane dai cittadini per poter ambire ad occuparsi direttamente di loro senza il tramite dello Stato membro. Con questa sentenza i partiti politici e i cittadini di ogni Stato membro sono implicitamente invitati a rivolgersi ai propri parlamenti nazionali e ad insistere per avere garanzie dello stesso tipo per assicurare la partecipazione dei rappresentanti eletti e degli elettori nella procedura che porta alle decisioni dell’UE.

Se, in assenza di tali controlli parlamentari, la ratifica del Trattato di Lisbona da parte della Germania viene giudicata illegale e in contraddizione con i principi democratici di base, lo stesso principio non dovrebbe trovare applicazione in tutti gli altri Stati membri che si fregiano della qualifica di democrazie? Il giudizio di Karlsruhe dovrebbe naturalmente spingere i cittadini a chiedere dei pronunciamenti costituzionali e parlamentari simili in altri paesi UE.

Questo potrebbe portare a stabilire delle procedure rafforzate per il controllo parlamentare nazionale e a salvaguardare delle aree in cui le democrazie parlamentari nazionali possano decidere per conto proprio senza interferenze, ad esempio dalla Corte di giustizia europea. Il timore più grande è quindi il fatto che questa sentenza contribuisca a creare una Europa a due velocità. Un’Europa che abbia nei diversi paesi membri differenti livelli di sovranità nei confronti dei cittadini. La prospettiva è quella di vedere un primo gruppo di Stati che accettano il Trattato in quanto tale e un secondo gruppo di Stati che, come la Germania, pone come condizione per la ratifica una salvaguardia particolare degli interessi sovrani nazionali, il che è una contraddizione enorme.

Una ratifica in tempi brevi del Trattato da parte di tutti i paesi e un superamento del concetto di unanimità, che storicamente costituisce un freno al processo di integrazione politica e alla capacità decisionale dell’Unione, impedirebbe una paralisi istituzionale che andrebbe a cancellare in un solo colpo tutti gli importanti progressi che il Trattato di Lisbona presenta proprio per quanto riguarda il livello di democraticità dell’Unione.

La legislatura che si è appena aperta rischia di essere davvero l’ultima spiaggia per non vedere definitivamente sopita la spinta ideale che ha portato all’Europa il periodo di pace più lungo della sua storia.

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