Tv o verità?

- Lorenzo Albacete

Sulle tv americane si assiste ormai a pessimi interventi di politici e volti noti. Il problema non è soltanto la mancanza di preoccupazione per la verità, ma la perdita di interesse per la verità

Usa_TvR375

Prima di tutto, devo correggere le mie previsioni della settimana scorsa sull’Assemblea Generale dell’Onu qui a New York. Al di là di ogni dubbio, la performance di Hugo Chavez è stata oscurata completamente dallo spettacolo che ha messo in piedi a sorpresa Gheddafi. Il leader libico ha rischiato di cancellare perfino l’interesse per il debutto alle Nazioni Unite di Obama. Comunque, ora sono tornati tutti a casa e l’attenzione della nazione si è concentrata su altri spettacoli.

 

Alessandra Stanley, critico TV del The New York Times, ha scritto un brillante articolo su ciò che lei definisce “una delle perversioni della vita pubblica” negli Stati Uniti di oggi. Si tratta dell’incrocio tra due modalità di riportare le notizie: da un lato, abbiamo “politici in disgrazia che, per tornare sulla scena, puntano su una clownesca parodia di se stessi”; dall’altro vi sono “ artisti che si camuffano da commentatori di fatti morali, e immorali”.

La Stanley porta come esempio Tom Delay, il leader della maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti che fu costretto a dimettersi nel 2006 e ancora in attesa di processo per violazione delle leggi sul finanziamento delle campagne elettorali. La settimana scorsa, nello spettacolo TV “Dancing with the Stars” (Ballando con le stelle), “più di 17 milioni di spettatori hanno visto Mr. Delay scivolare per il palco sulle proprie ginocchia ballando il cha cha”, nel tentativo di cambiare la sua immagine di duro politico conservatore e guadagnarsi la simpatia del pubblico.

Stanley commenta: “Era stranamente rilassato, mentre si pavoneggiava sul palcoscenico con scarpe da ballerino e un bolero ornato di pelle di leopardo. Con i capelli cotonati, la faccia melliflua e uno smagliante sorriso, l’ex deputato sembrava più simile a Wayne Newton (famoso cantante e attore americano) che a Sam Rayburn (speaker della Camera dei Rappresentanti per 17 anni, la più lunga durata nella storia degli USA)” (anche il presidente Obama è andato in televisione per difendere il suo piano di riforma della sanità, facendosi intervistare dagli attori David Letterman e Jay Leno).

Sull’altro versante, abbiamo visto MacKenzie Phillips dichiarare all’Oprah Winfrey’s Show che, “come servizio pubblico”, voleva che tutti sapessero che aveva fatto sesso consenziente con suo padre, John Phillips, uno dei fondatori del gruppo rock the Mamas and the Papas, morto nel 2001 (la Phillips sta promuovendo il suo nuovo libro aperto “High on Arrival.” Senz’altro scritto come servizio pubblico). La Stanley fa notare che perfino Oprah Winfrey ha trovato la relazione incestuosa della Phillips “sbagliata, volgare e vergognosa” e conclude: “Di questi tempi, a Hollywood e Washington, questo è il prezzo del rientro”.

 

Perché sta succedendo tutto questo? È ciò che abbiamo chiamato la “morte del giornalismo”. Anche nel passato ci sono stati comportamenti sbagliati, volgari e vergognosi di giornalisti, ma almeno avevano la pretesa di comunicare una verità oggettiva. Quando scompare la preoccupazione per la verità, questo è quanto succede: la politica diventa spettacolo e lo spettacolo diventa politica.

 

Di fatto, la situazione è perfino peggiore. Il problema oggi non è soltanto la mancanza di preoccupazione per la verità, è la perdita di interesse per la verità. Quando questo accade, prima o poi, essa viene sostituita da una violenza crudele, esercitata sia contro le celebrità che la gente comune. È un altro risultato della separazione tra fede e conoscenza e della inevitabile conseguenza: la distruzione della ragione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali