Cosa è successo ai Re Magi?

- Pierluigi Colognesi

 «Cos’hai, Gaspare? Ti vedo preoccupato». «Beh sì, sono un po’ pensoso. Sempre, in questo periodo, mi torna alla mente il lungo viaggio che abbiamo fatto tanti anni fa»

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«Cos’hai, Gaspare? Ti vedo preoccupato». «Beh sì, sono un po’ pensoso. Sempre, in questo periodo, mi torna alla mente il lungo viaggio che abbiamo fatto tanti anni fa. Quanti saranno? Ormai più di trenta. Ricordi, Melchiorre, che avventura? Siamo partiti solo perché una piccola stella fuoriusciva dai nostri calcoli astronomici; non ce l’aspettavamo e, indagando sul suo possibile significato, abbiamo concluso che si trattava dell’annuncio di una nascita regale.

Allora ci siamo incamminati sulla scia di quella stella. Avevamo capito che era un segno, l’annuncio del grande rinnovamento che i nostri antichi saggi avevano sperato e profetizzato. Quando siamo arrivati a Gerusalemme abbiamo consultato i dotti del posto e anche loro ci hanno raccontato di una stupenda profezia. Parlava di un Re. Ci hanno detto che doveva nascere a Betlemme. E noi ci siamo andati per cercarlo».

«Ricordo molto bene quello che abbiamo trovato. Una famiglia povera e un bambino appena nato. Ci sembrò strano. Ma la stella, che per un po’ avevamo perso di vista, era ricomparsa proprio là. Anche se tutte le apparenze dicevano il contrario, era quel bambino il re. E infatti gli abbiamo fatto dei regali. Io gli ho dato oro e tu incenso. E quel bizzarro di Baldassarre, chissà perché, gli ha portato della mirra, una resina che si usa per imbalsamare i morti. A proposito, sai qualcosa di Baldassarre?»

«L’ho visto poco tempo fa. Mi sembrava affranto. Diceva che forse ci siamo ingannati, che la nostra stella era solo un miraggio. Ed effettivamente la promessa di rinnovamento di cui ci siamo sentiti riempire il cuore in quella stalla non sembra che si sia realizzata. Sono sempre stato in contatto con Betlemme e dintorni, ma di quel bambino non ho sentito più niente. Dicono che si sia ritirato in una cittadina della Galilea col padre e la madre e là faccia il falegname. Non mi sembra un gran che come re».

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«Ecco perché sei triste. Anche tu dubiti, come Baldassarre. Ma con tutti i vostri sospetti non potete cancellare quello che ci è successo. No, amico mio, non puoi negare che la stella l’abbiamo vista, che si è fermata su quella stalla e che per un istante, guardando quel bambino, sua madre e l’uomo che l’accompagnava, abbiamo capito che la profezia dei nostri antichi lì si compiva.

 

Siamo tornati che non eravamo più quelli di prima e non lo siamo più stati; quel viaggio ci ha cambiati per sempre. Certo, ci aspettavamo che il bambino facesse subito parlare di sé, pensavamo che con un colpo di magia cambiasse tutto e subito. Ma, se ci pensi bene, Gaspare, è solo una pretesa. Cosa possiamo sapere di quello che farà?».

 

«Capisco, ma non posso accontentarmi del ricordo di un viaggio lontano. Vorrei rivederlo ancora, adesso. E così anche Baldassarre. Ma lui è più deciso di me: ha lasciato tutto èd è andato in Galilea per vedere se per caso riesce a rivederlo. Ormai sono già passate alcune settimane. Ma guarda: è proprio lui che sta entrando nel cortile». «Allora, Baldassarre, l’hai visto?».

 

«L’ho visto. Si è messo a predicare. Ha già attorno un gruppetto di discepoli che lo seguono ovunque. Hanno la stessa faccia entusiasta che avevamo noi tre nella stalla, la stessa sicurezza. Però si è già fatto molti nemici. Ho paura di non aver sbagliato quando gli ho portato la mirra».

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