I Re Magi e san Giovanni

- Pierluigi Colognesi

Passato il Natale, PIGI COLOGNESI, immagina un dialogo tra i Re Magi durante il loro ritorno a casa dopo aver incontrato Gesù e i suoi

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LAdorazione dei Magi del Beato Angelico e di Filippo Lippi

«Eh, caro il mio Baldasarre, oramai non ho più l’età per fare viaggi così lunghi. Stare in groppa sul cammello mi ha spaccato la schiena e abbiamo ancora un bel po’ di strada per arrivare a casa. Però sono contento di essere andato in Giudea per vedere di persona quello che ci avevi raccontato l’anno scorso».

«E cosa ne pensi, Gaspare?». «Penso che avevi proprio ragione. Quel gruppetto di amici di Gesù è veramente una cosa unica. Ne parlano con un’ammirazione e un affetto che commuovono. Come se in lui avessero trovato… Non so neanche dire quello che sembra abbiano trovato. Non è un maestro come tutti i loro rabbini; non è un capopopolo come gli altri che pullulano in quelle zone; non è il semplice amico che uno si sceglie per fare in compagnia il cammino della vita. Non so come dire: per loro è tutto questo e molto, molto di più».

«E tu, Melchiorre, che impressione hai avuto?». «Dovete riconoscere che sono sempre stato il più sicuro che il bambino a cui ci aveva guidato la stella sarebbe diventato qualcuno, un re. Tanto che allora, trenta e rotti anni fa, io gli portai in dono dell’oro. Certo, è un re strano, completamente differente da tutti quelli che abbiamo conosciuto e da quelli descritti nelle storie che abbiamo letto o nelle profezie che abbiamo interpretato.

Mi sarebbe piaciuto molto incontrarlo, fargli delle domande; ma si era ritirato in un posto desertico a pregare. I suoi discepoli dicono che lo fa spesso. A proposito; sono due quelli che mi hanno fatto colpo. Prima di tutto quello il cui nome è Simone, ma lui ha deciso di cambiare in Pietro. È una roccia, impetuoso, a volte sconsiderato, e sono convinto che farebbe ogni cosa per Gesù. Ho paura, però, che sia un po’ un fifone; potrebbe anche rinnegarlo. Ma, comunque, non smetterà mai di volergli bene. Quell’altro, invece – mi pare che si chiami Giuda -, non mi convince per niente. Sembra che lo segua avendo in mente un qualche suo tornaconto. Ha l’aria di uno che potrebbe rivoltarglisi contro il giorno in cui Gesù facesse qualcosa che lui non capisce o non condivide. Sarebbe capace di tradirlo, giustificandosi col fatto che lui avrebbe deluso le sue speranze».

«Come si chiama, invece, quell’altro, quel ragazzo giovane?». «Anche tu l’hai notato? È quello che ha gli occhi più limpidi. Mi pare che sia uno dei primi che ha incontrato Gesù, che era andato a farsi battezzare sulle rive del Giordano. L’ha sentito parlare un pomeriggio e da quel giorno non l’ha più abbandonato. Ha negli occhi una freschezza che è solo della giovinezza. Dicono che è diventato il preferito della mamma di Gesù. La ricordate quella poco più che ragazza che abbiamo trovato in quella stalla? Beh, come guardava lei il bambino appena nato è indescrivibile. Ecco, penso che quel giovane discepolo lo guardi così».

 

«E poi si ricorda un sacco di parole e discorsi di Gesù; sembra che li abbia stampati nella memoria. Spero che un giorno, magari da vecchio, si decida a scriverli. Ma non vi ricordate proprio come si chiama?». «Ah, si. Si chiama Giovanni».



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