Da Mc Italy a Mc Dario

- Paolo Preti

Non ci sarebbe bisogno di aggiungere molto: le caratteristiche di questa particolare avventura imprenditoriale che ruota attorno a Dario Cecchini, e che coerentemente si chiama “Solociccia”, sono tutte contenute nelle poche righe precedenti. Un macellaio che, restando tale, ha saputo reinventarsi ristoratore.

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Questo non è un ristorante, ma la casa del macellaio.
Tutto quello che mangerete è il frutto del lavoro mio e della mia famiglia.
Non potete scegliere il menù, ma sarete trattati bene e con rispetto se anche voi ne avrete.
Si mangia ad un tavolo comune, tutti insieme in “convivio”.
Sono sei portate di carne a mia scelta, verdure di stagione, fagioli all’olio, focaccia pane vino torta caffè e digestivi.
Tutto ma proprio tutto per 30 euro e per quasi due ore di consumazione, dopo di che vi dovrete alzare e lasciar posto agli altri ospiti.
Non abbiamo bistecche.
Siamo aperti le sere del giovedì, venerdì e sabato alle 19.00 e alle 21.00, la domenica vi aspettiamo al pranzo delle 13.00.
Per finire sappiate che tutto: il cibo il vino lo spazio noi stessi è maledettamente Toscano.
P.S. Siete liberi di portare il vostro vino senza spesa.
Benvenuti (se vi pare)


Non ci sarebbe bisogno di aggiungere molto: le caratteristiche di questa particolare avventura imprenditoriale che ruota attorno a Dario Cecchini, e che coerentemente si chiama “Solociccia”, sono tutte contenute nelle poche righe precedenti. Un macellaio che, restando tale, ha saputo reinventarsi ristoratore.

Dopo trent’anni di carriera nel negozio di famiglia a Panzano in Chianti è scattata la molla dell’innovazione: perché vendere dell’intero animale solo poche parti, le più pregiate certo, ma solo una piccola percentuale e per giunta in tempi di “mucca pazza” nemmeno troppo facili da piazzare? Ecco l’idea, tre anni fa, di aprire un ristorante dove fare assaggiare all’ospite diversi piatti di carne cucinata con creatività (“Non potete scegliere il menù”) e senza la fiorentina (“Non abbiamo bistecche”).

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La sede del ristorante non è mai stata in discussione: in uno stabile da sempre di fronte alla macelleria in pieno centro di Panzano, dove il centro coincide con l’intero paese. Tutto risponde ad una logica, ma tutto è fatto soprattutto per passione. Toscana, Chianti, Panzano sono la vita, la storia, la tradizione di Dario Cecchini che esporta in tutto il mondo la propria arte, ma lì sempre ritorna.

L’esperimento ha senso solo in questo forte collegamento con il territorio di origine (“Sappiate che tutto…è maledettamente Toscano”). Di fronte alla macelleria anche per facilitare l’approvvigionamento, nonostante ciò comporti problemi di ristrutturazione dell’edificio: all’esterno tutto resta uguale per vincoli comunali e di buon senso, dentro si fa quel che si può con dovizia di mezzi e di gusto.

Certo lo spazio è quel che è e dunque si pensa a grandi tavole (“Si mangia ad un tavolo comune”) e al doppio turno serale (“…dopo di che vi dovrete alzare e lasciar posto agli altri ospiti”): si tratta pur sempre di attività imprenditoriale, condotta con grande passione, ma con superiore intelligenza economica e in grado di dare lavoro, oggi, con le altre iniziative di cui più avanti racconterò, a quindici persone.

Quello che oggi risulta essere uno dei locali più conosciuto dagli stranieri di passaggio per turismo dall’Italia, anche se non ha ovviamente nessuna stella di guida titolata, si propone come un’esperienza di vita imperdibile per chiunque transiti dalla Toscana: l’incontro con l’imprenditore, il clima che si crea, la convivialità, il cibo, il luogo, tutto concorre all’originalità, nel senso migliore, della proposta.

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Il passaparola fa il resto. Credo, tuttavia, che nel far confluire al ristorante decine di persone al giorno contribuisca anche un’altra trovata: non c’è cantina e il quartino di vino compreso nel menù è un genuino, ma semplice prodotto locale. Oltre ad una preoccupazione finanziaria, collegata al necessario immobilizzo di centinaia di bottiglie per proporre una buona lista dei vini, c’è anche un’attenta segmentazione della propria clientela che, come si diceva, in maggioranza sono turisti stranieri di passaggio dal Chianti in visita, tra l’altro, a cantine e frantoi.

Per i vitivinicoltori è un piacere, dopo aver venduto qualche cassa di buon vino recapitata con spedizione aerea, proporre pranzo o cena da Cecchini con immediata prenotazione e degustazione del prodotto appena acquistato (“Siete liberi di portare il vostro vino senza spesa”).

La continua ricerca dell’imprenditore, e probabilmente anche il ritorno sulle tavole della fiorentina, ha portato un anno fa circa all’apertura dell’Officina della bistecca, un locale sopra la macelleria dove Cecchini ed altri maestri di griglia, formatisi sul campo, producono a vista per gruppi di venti persone un fantastico menù a base di carni pregiate cotte sul fuoco e, per merito di una potente cappa aspiratrice, senza correlato affumicamento.

 

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 E’ in questo contesto che si possono assaggiare anche il Sushi e il tonno del Chianti, delle stramberie in termini di cui lascio al lettore scoprire la composizione. Infine, l’estate appena trascorsa ha visto nascere l’ultima creatura del nostro macellaio: il Mc Dario, un piccolo giardino con ombrelloni e panche dove per dieci euro si possono mangiare degli amburgher, è necessario scriverlo così, all’italiana, di qualità.

 

In questa storia imprenditoriale c’è molto di quello che serve al nostro paese: la capacità di fare innovazione, anche in settori maturi, il legame con il territorio che da punto di debolezza diventa risorsa capace di esaltare la creatività personale in un reciproco arricchimento, la valorizzazione estesa di un bene fin lì sfruttato solo superficialmente, la capacità di essere scuola per i propri collaboratori, la passione imprenditoriale unico motore del tutto. Quel tutto che è partito da un piccolo negozio di macelleria di Panzano in Chianti e lì è rimasto.

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