Almeno salviamo l’italiano

- Mario Mauro

Nell’Ue il multilinguismo è un valore che viene preservato perché riflette la diversità culturale e linguistica dell’Unione. Alcune lingue però sono messe puntualmente in condizioni di svantaggio, e tra queste l’italiano

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La bandiera europea (Foto: IMAGOECONOMICA)

In tutti i Trattati europei il multilinguismo è un valore aggiunto che viene gelosamente preservato perché riflette la diversità culturale e linguistica dell’Unione europea. Le istituzioni europee divengono in tal modo più accessibili e trasparenti per i cittadini e ciò rappresenta una garanzia di funzionamento democratico. All’interno delle istituzioni c’è però ancora molta differenza per quanto riguarda il livello di multilinguismo.

Al Parlamento europeo ad esempio c’è addirittura l’obbligo di garantire il massimo livello di multilinguismo. Tutti i cittadini dell’Ue devono poter accedere alla legislazione che li riguarda direttamente nella lingua del loro paese. Inoltre, poiché tutti i cittadini dell’Unione hanno il diritto di essere eletti deputati al Parlamento europeo, devono poter leggere i documenti parlamentari, seguire i dibattiti ed esprimersi nella propria lingua proprio per garantire la qualità impeccabile di tutti i testi legislativi da esso approvati.

Una conoscenza adeguata delle lingue è oggi prerogativa indispensabile per qualsiasi giovane che si affaccia sul mondo del lavoro. L’Unione europea, con programmi ed opportunità sempre più indirizzate ad una mobilità pressoché totale e permanente di studenti e giovani lavoratori, è ormai la meta più ambita per un numero sempre crescente di persone. Chi effettua un concorso, da qualsiasi stato membro esso arrivi, non deve essere discriminato in nessun modo. Troppo spesso si verificano casi di discriminazione linguistica per cui vengono avvantaggiati sistematicamente i candidati di madre lingua inglese, francese o tedesca.

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La condizione di svantaggio dalla quale ad esempio partono i candidati italiani, non è affatto un problema secondario. Perdere possibilità del genere a causa di uno svantaggio linguistico significa, per il nostro paese, perdere posti di lavoro e ricchezza. Dopo l’ennesimo episodio di questo tipo ho presentato un’interrogazione parlamentare al Commissario europeo al multilinguismo Maros Sefcovic, nella quale ho chiesto se i criteri di svolgimento delle prove di un concorso per pubblici amministratori indetto il 16 marzo 2010 non fossero illegittimi, proprio a causa della discriminazione sopra citata. Il Commissario in risposta ha promesso un cambiamento parziale a fine 2010 e totale, nei test di preselezione, dal 2011.

 

Una risposta incoraggiante, ma sulla cui messa in pratica è bene continuare a vigilare, anche tenendo conto che già nel 2008 il Tribunale di prima istanza dell’Ue aveva accolto il ricorso presentato dall’Italia annullando la decisione della Commissione di pubblicare i bandi di concorso soltanto in tre lingue. La speranza è che la Commissione europea e in generale le istituzioni Ue, storicamente a trazione franco-tedesca, comprendano come un ampliamento dell’offerta linguistica costituisca una pietra miliare per un avvicinamento reale dei cittadini alla vita europea. Anche questa è democrazia. L’Unione europea è fatta dal suo popolo, non soltanto dagli euro-burocrati.  

 

 

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