35 euro cambiano la vita?

- Paolo Preti

I dati che vengono presentati come gravi nel parlare di crisi, in realtà sono più modesti di quel che sembra. Basta leggerli e comunicarli correttamente

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Titolo di un giornale: “In calo i depositi bancari. È l’effetto crisi”. Anche a un inguaribile ottimista come me questa affermazione genera una certa preoccupazione, soprattutto perché è riferita all’economia lombarda ed è ricavata dal rapporto annuale di Banca d’Italia.

 

Inizio dunque a leggere l’articolo alla ricerca di approfondimenti. Al secondo capoverso leggo: “Prendiamo i depositi, uno degli indici della capacità delle famiglie di risparmiare. Nel 2008 sono cresciuti del 12,7%. Nel 2009 l’incremento è drasticamente sceso: più 3,3%. A marzo 2010 i depositi hanno cominciato a ristagnare: più 0,9%”.

Non capisco: l’incremento decresce, ma ciò segnala comunque un aumento, i depositi ristagnano, ma comunque, sia pure di poco e in un trimestre, mentre gli altri dati sono annuali, aumentano. Non si è sempre detto che la vera notizia è quella dell’uomo che morde il cane e non viceversa e non è questo forse il caso di risparmi delle famiglie che, nonostante la crisi, sia pure di pochissimo e molto meno di prima, continuano ad aumentare? Non si doveva allora titolare in tal senso segnalando una capacità sconosciuta ai più e invece tipica da sempre della nostra gente? Ma certo che sì.

Altro articolo, più recente. Titolo: “Le famiglie tagliano le spese”. Svolgimento: “Nel 2009 la crisi si è fatta sentire: gli italiani hanno infatti ridotto dell’1,7% – ed è la prima volta in dieci anni – la spesa per i consumi familiari andando a toccare anche quelli per bevande e generi alimentari. Una riduzione ‘alquanto significativa’ dice l’Istat, ricordando che l’inflazione ha inciso per lo 0,8%”.

Seguono tanti dati che sarebbe interessante analizzare, ma mi soffermo sulla spesa familiare media mensile che risulta essere di 2.442 euro, mentre quella mediana, sotto al cui livello sta dunque il 50% delle famiglie italiane, è di 2.020. Ora l’1,7% di 2.020 risulta essere poco più di 34 e dunque le nostre famiglie, nella crisi più grave dopo quella del ‘29, avrebbero ridotto la propria spesa mensile complessiva, per capirci casa, alimentari, salute, mutui, comunicazioni e via di questo passo, di qualcosa meno di 35 euro.

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Abbiamo rinunciato cioè a una pizza e birra con la moglie, mentre magari i figli sono al cinema con gli amici, per una volta al mese. E ciò, per l’Istat è alquanto significativo. Dimenticavo: ciò avviene per la prima volta in dieci anni e dunque negli scorsi nove la domanda crescente ha fatto aprire in ogni dove, come è facile per chiunque rendersi conto, pizzerie e ristoranti.

 

Ce lo siamo detti più volte: ben venga che la crisi non abbia inciso in termini significativi sulla vita concreta della stragrande maggioranza delle persone, ma è fondamentale esserne coscienti anche per poter aiutare con maggior velocità e disponibilità chi, crisi o non crisi, ne ha veramente necessità.

 

Chi, persone o imprese, passa il tempo a guardare il proprio ombelico, che peraltro non ha subito sostanziali variazioni, sarà naturalmente infastidito dalla richiesta di risposta a un vero, o a un più grande, bisogno altrui. In questo compito, che riguarda tutti, anche i mass media è bene abbiano un ruolo fondamentale: viva la libertà di stampa, purché, in questo come in tanti altri campi, sia sempre più responsabile.

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