La riforma di Benedetto

- Massimo Camisasca

Benedetto XVI intende riformare la Chiesa, con un rinnovamento capace di liberarla dalla mondanità

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Benedetto XVI (Imagoeconomica)

Benedetto XVI rimarrà certamente nella storia come un papa riformatore. La riforma della Chiesa è sempre stata una delle sue attenzioni, anche quando era Cardinale. Non a caso, quando parlò al Meeting di Rimini circa 20 anni fa, intitolò il suo intervento: “La Chiesa deve essere sempre riformata”.

 

Questo suo intento riformatore è apparso più chiaramente e in modo insistito durante l’ultimo anno, dopo il ritorno del tema preti-pedofilia all’attenzione mondiale. Ma non può essere assolutamente ridotto ad esso.

Innanzitutto, il campo della riforma è per papa Ratzinger la liturgia (e di conseguenza la comprensione del Vaticano II). È nella celebrazione liturgica che appare più chiaramente la “mondanizzazione” della Chiesa, la sua assunzione di categorie sociologiche o politiche.

Da lì dunque deve partire il rinnovamento, che è un processo sia in avanti verso la liberazione da schemi mondani del passato recente, sia all’indietro verso una riscoperta di quel Principio che è il cuore della vita della Chiesa.

Poi la riforma deve scendere a colpire l’avarizia, la lussuria, la superbia. La ricerca del denaro, del piacere, del potere come fonti della ragione per vivere. La gioia e la realizzazione umana stanno altrove, nell’obbedienza, nella povertà e nella verginità.

Superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c’hanno i cuori accesi, aveva scritto Dante. A lui, a san Francesco, a san Bonaventura, a papa Celestino visitato domenica, ma anche a Tommaso Moro, a Newman e a Rosmini può essere accostato il progetto riformatore del Papa.

Sembra che tutto riguardi e vada a colpire solo la Chiesa. Tutto il male, tutte le colpe sono dunque raccolte solo nella sposa di Cristo? Ratzinger deve far pensare a Lutero o comunque a uno spirito che vuole sferzare i cardinali, dimenticando quanto di male c’è al di fuori della Chiesa?

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Sarebbe un’ottica veramente sbagliata, assunta purtroppo da alcuni giornalisti e pubblicisti, capaci di falsare le vere intenzioni del Papa. Egli non vuole colpire la Chiesa, all’opposto vuole liberarla dal suo abbraccio col mondo.

 

Non vuole una Chiesa meno presente nella storia, meno “istituzione”. Il male infatti non è l’istituzione, ma la rincorsa dei beni mondani. Il male è nelle logiche mondane e negli uomini di Chiesa che le sposano spogliandosi della loro vera identità. Il centro dell’amore di Benedetto è la sposa di Cristo.

 

Da questa riforma (che ora deve riguardare anche le nomine episcopali con l’arrivo del cardinale canadese Ouellet a capo della congregazione per i Vescovi) la Chiesa uscirà più libera e più trasparente per la missione che Cristo le ha affidato.

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