Da Rimini a New York

- Lorenzo Albacete

Venerdì prende il via negli Usa New York Encounter, evento culturale ispirato al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini

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New York Encounter

Qualche anno fa accompagnai Peter Beinart, allora direttore di The New Republic, al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli a Rimini, l’evento che trae ispirazione dal carisma di Mons. Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. The New Republic era, ed è tuttora, il giornale del progressismo intelligente negli Stati Uniti e, come suo direttore, in un certo senso Peter era la voce del pensiero progressista americano.

Tornati negli Stati Uniti, gli chiesi di scrivere le sue impressioni sul Meeting da pubblicare su Traces. Peter scrisse un pezzo in cui concludeva che qualcosa di simile era impossibile negli Stati Uniti, a causa degli scontri culturali in atto nel nostro Paese. Ciò che lo aveva colpito nel Meeting era l’unione di tre dimensioni che in America sono considerate incompatibili.

Prima di tutto, il Meeting era una chiara e aperta espressione di fede, in particolare di quella cattolica. Negli Stati Uniti, secondo Beinart, una simile proclamazione della fede viene associata a “revival” evangelici e carismatici, o a movimenti politici come la Christian Coalition, la Moral Majority e altri, impegnati nel salvataggio dell’identità cristiana del Paese.

Il Meeting di Rimini, invece, mostrava una fede che non era in guerra con nessuno. Anzi, a livello intellettuale e accademico, il Meeting gli ricordava un convegno di studiosi appassionati di analisi letteraria, decostruzione ed ermeneutica. In questo contesto, la fede cattolica si mostrava del tutto non timorosa di fronte alla modernità e alla post-modernità. Negli Stati Uniti, data la versione protestante del cristianesimo, era impossibile ritrovarsi in modo così affiatato.

Infine, l’atmosfera del Meeting gli ricordava quella festosa, a misura delle famiglie, dei parchi a tema, tipo Disney World in Florida. Peter concludeva che se si fosse riusciti a fare qualcosa di simile negli Stati Uniti, questo sarebbe stato veramente un contributo notevole alla cultura americana. Il “se” di Peter è diventato un fatto: si chiama “New York Encounter” e inizierà venerdì prossimo, 14 gennaio.

Il New York Encounter, per approccio e contenuti, è realmente diverso da ogni altro evento culturale negli Stati Uniti e va oltre tutte le divisioni culturali che minacciano il futuro della nostra società, evitando anche quella ricerca di un “terreno comune” che mantiene e nutre il relativismo che ci paralizza.

 

Lo scopo dei dibattiti, delle mostre, dei concerti e delle rappresentazioni teatrali è di costruire nuove amicizie, di imparare e di celebrare la bellezza della vita. Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti al pubblico, eccetto la rappresentazione teatrale (quest’anno sarà L’Annuncio a Maria, di Paul Claudel, il sabato sera).

 

Venerdì, il discorso di apertura sarà tenuto dal presidente della Catholic University of America, sul tema “Educazione e libertà nell’America contemporanea”. Seguirà un concerto del complesso jazz di una scuola cattolica di Brooklyn. Sabato parlerà la figlia del Dottor Jerome Lejeune, il genetista francese appassionato difensore del diritto alla vita. L’attuale crisi economica verrà discussa in una tavola rotonda di esperti sabato pomeriggio, mentre nella serata avrà luogo la rappresentazione del dramma di Claudel.

 

Domenica pomeriggio, il libro di Mons. Giussani Il senso religioso verrà presentato da Don Julián Carrón, suo successore alla guida di Comunione e Liberazione, e verrà commentato dal Cardinale Sean O’Malley, Arcivescovo di Boston. Seguirà poi un incontro sul tema scienza e fede tra un premio Nobel in Fisica, un professore di biologia alla Brown University e il sottoscritto. Sabato sera vi sarà anche una presentazione per immagini e voci del cuore di New York City, e l’Encounter terminerà domenica con una tavola rotonda su Giacomo Leopardi.

 

Non è esattamente Rimini, ma è l’inizio di una risposta alla provocazione di Beinart. Come minimo, speriamo di accendere una candela di speranza in un’America che sta cercando di dare un senso alla tragica sparatoria in Arizona.

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