La casa di Sofia

- Pierluigi Colognesi

A quanto pare, spiega PIGI COLOGNESI, oggi il filosofo fa anche il consulente per la risoluzione dell’altrui disagio esistenziale, curando le persone con le idee

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Povera Sofia! Intendo la Sapienza, quel bene prezioso che i Greci ci hanno insegnato a desiderare instancabilmente. Perché l’uomo è un animale strano ed esigente, che di ogni pezzo di realtà cerca il significato e vuol stabilire la connessione con il resto. Amore della Sapienza è la filo-sofia e i filosofi dovrebbero darne l’esempio. Di questi tempi, come informa la Repubblica del 10 ottobre, il filosofo fa anche il consulente per la risoluzione dell’altrui «disagio esistenziale», si è messo ad aprire sportelli e ambulatori, a proporre stage e corsi intensivi al fine di «curare con le idee».

L’assunto di partenza pare condivisibile: «Oltre alle emozioni, si ammalano anche le idee», dice Umberto Galimberti e, quindi, vale la pena darsi del tempo e farsi aiutare per imparare a pensare correttamente. Certo, la pretesa del filosofo/curatore appare un po’ esagerata, con un tono salvifico troppo marcato: «Quando non c’è più rimedio nella religione, prosegue Galimberti, forse neppure in psicoterapia, e tantomeno in farmacia», allora ci si rivolge alla «pratica filosofica».

Resta, comunque, che il dato di partenza è quello di un bisogno cui non si sa altrimenti rispondere e che i casi della vita portano a galla e acuiscono. Infatti, pare che la gran parte di coloro che si rivolgono ai consulenti filosofici siano persone che provengono da una recente crisi affettiva, per esempio un divorzio, che subiscono situazioni stressanti sul lavoro, che hanno scoperto di non saper educare i figli, che non sanno stare in una società che esige performance sempre più elevate. Insomma, persone che hanno i problemi di tutti.

Sono perfettamente d’accordo che questo tipo di situazioni è un’occasione paradossalmente privilegiata per “pensare” in modo nuovo, per smetterla di lasciarsi irragionevolmente andare sulla cresta della superficialità, per farsi delle domande. Mi convince di meno quando i consulenti filosofici dicono che il loro contributo coincide con lo stimolare «la funzione radicalmente critica del dubbio» oppure col realizzare una «critica radicale dell’esistente». Insomma, il modo curativo di pensare sarebbe il dubbio, la messa in discussione, la critica. Ma così rischio di avere soltanto un problema in più.

Si tratta di decidere se quel famoso «disagio esistenziale» può condurre esclusivamente a un rimescolamento – attraverso il dubbio e la critica – dei dati in questione oppure se apre su orizzonti di verità, se è o no un invito a cercare Sofia. «La consulenza filosofica, dice la giornalista di Repubblica, tenta di elaborare un punto di vista diverso e non schiacciato sulla realtà». Ma «non schiacciato sulla realtà» può significare che la si sfugge per rifugiarsi in nuovi pensieri oppure che la si guarda attentamente per cercarne il senso. È nella modesta casa della realtà che abita Sofia; è la realtà, anche quella che provoca dolore, che pone le sole domande giuste. Proprio sfuggirvi genera disagio esistenziale.

Sofia non gioca con le idee, non tenta di evitare sofferenze e contraddizioni, non si costruisce un mondo a parte per far finta di poterlo governare. Essa spera sempre che ci siano filosofi veri, gente che sa della sua esistenza e la cerca nella sua modesta casa.

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