Un salvagente per l’Italia

- Mario Mauro

Far parte dell’Unione europea, spiega MARIO MAURO, è in questo momento per l’Italia la più grande garanzia per uscire da una situazione comunque critica

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Foto Imagoeconomica

In tanti abbiamo gridato in questo periodo: “L’Europa è in pericolo”. Fortunatamente, grazie agli sforzi compiuti dai Governi e dalle Istituzioni comunitarie, abbiamo allontanato il rischio che l’Europa stessa diventasse il “Pericolo”. “Accogliamo con favore i piani dell’Italia per le riforme strutturali volte al rafforzamento della crescita e la strategia per il risanamento di bilancio, come indicato nella lettera trasmessa ai presidenti del Consiglio europeo e della Commissione ed esortiamo l’Italia a presentare con urgenza un calendario ambizioso di tali riforme”.

Il via libera che il governo italiano ha ricevuto dopo gli impegni assunti tramite la lettera di intenti inviata nei giorni scorsi deve essere motivo di sollievo per il popolo italiano, ma deve rendere fiduciosi anche tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Più tranquilli i mercati, più fiducia per il futuro dell’euro.

È innegabile che ciò che viene richiesto al Governo italiano in questo momento è uno sforzo straordinario che deve coinvolgere ogni categoria produttiva, ogni ambito dell’economia, tutti i cittadini e tutte le istituzioni. “Sosteniamo l’intenzione dell’Italia di rivedere i programmi relativi ai fondi strutturali ridefinendo le priorità dei progetti e concentrando l’attenzione su istruzione, occupazione, agenda digitale e ferrovie/reti allo scopo di migliorare le condizioni per un rafforzamento della crescita e affrontare il divario regionale”. Il sostegno del Consiglio al piano per i fondi strutturali è una notizia di straordinaria importanza perché un utilizzo più libero e più ragionevole delle ingenti risorse economiche che arrivano dall’Europa consentirebbe di dare un impulso decisivo alla crescita del nostro Paese.

Far parte dell’Unione europea è in questo momento per l’Italia la più grande garanzia per uscire da una situazione comunque critica. Il fatto che il Consiglio, anche nelle conclusioni di mercoledì notte abbia voluto sottolineare “la comune volontà di fare il possibile per superare la crisi e per contribuire ad affrontare in uno spirito di solidarietà le sfide che si pongono all’Unione europea e alla zona euro” non è un fatto secondario. È questo lo spirito che ci rende certi che usciremo da questa crisi, che ci rende certi che le nuove generazioni potranno continuare a vivere ancora per molto tempo in quell’eccezione di benessere e sviluppo nata 60 anni fa dopo il Secondo conflitto mondiale.

Ieri mi sono permesso, in questo senso, nello spirito del Trattato di Lisbona, di usare la tribuna del Parlamento europeo per lanciare un appello alla classe dirigente del nostro paese. Non solo ai politici, ma a tutti coloro che hanno importanti responsabilità nell’economia e nella società civile. Gli impegni assunti dall’Italia nella giornata di mercoledì meritano un approccio che sia capace di andare oltre ciò che ci divide e di guardare ai bisogni della nostra gente e al contributo che siamo chiamati a dare perché l’Europa sia competitiva e custode del nostro benessere.

Il ruolo che il Parlamento italiano assumerà sarà in questo senso decisivo nei prossimi giorni non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa, a conferma dell’interdipendenza che lega le economie dei paesi membri dell’Unione europea. Spero che nel nostro Paese questa consapevolezza faccia da eco ai risultati conseguiti l’altro ieri a Bruxelles.

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