Libertà malata

- Lorenzo Albacete

In un articolo su The New York Times di domenica (La libertà di scegliere il proprio pronome), Jennifer Conlin racconta la storia di Katy Butler, 16 anni. Il commento di LORENZO ALBACETE

newyork_timesquareR400
New York, Time Square (Imagoeconomica)

In un articolo su The New York Times di domenica (La libertà di scegliere il proprio pronome), Jennifer Conlin racconta la storia di Katy Butler, 16 anni, che, aggiornando i propri dati personali su Google, è rimasta felicemente sorpresa che le fosse chiesto il sesso e che le scelte disponibili fossero, maschio, femmina o ALTRO!!

Non era però la prima volta che una tale domanda le veniva posta in questo modo: la prima volta che a Katy è stato proposto “altro” come scelta di sesso è stata alle medie, in una riunione di lesbiche, gay, bisessuali, diversi, dubbiosi e simpatizzanti (in acronimo LGBTQQA). “Per noi della comunità di sesso non conformista, è bello vedere che Google fa diventare comune questa opzione”, ha detto. 

Katy fa parte di quel crescente numero di studenti di scuola superiore e college che sostengono la scelta del pronome di genere preferito (lo chiamano P.G.P.’s) e che mettono in discussione il ruolo dei sessi assegnati dalla società solamente perché uno è nato maschio o femmina. 

“Dovete capire, questo non ha nulla a che fare con la vostra sessualità e tutto a che vedere con quello che vi sentite dentro di voi”, dice Katy, spiegando che all’inizio di ogni incontro LGBTQQA ai partecipanti si chiede innanzitutto se vogliono condividere il loro P.G.P.’s: “i miei sono lei, suo, suoi o, talvolta, essi e loro”.

P.G.P.’s può cambiare ogni volta che vi pare. Se i pronomi nel dizionario non sono sufficienti, ormai ce ne sono in uso diversi inventati, come “ze”, “hir” e “hirs” (modifiche dei pronomi femminili inglesi she, her, hers, ndt) termini che connotano entrambi i sessi, perché, come spiega Katy, “Magari un giorno ti svegli e ti senti più come un ragazzo”.

“Si tratta di rifiutare le scatole dove gli adulti vogliono mettere i bambini, presupponendo che la loro identità sessuale identifichi la loro identità personale”. Afferma la dottoressa Ritch C. Savin-Williams, direttore del Sex and Gender Lab alla Cornell University, “Questi adolescenti contestano l’idea che la loro struttura definisca cosa significa per loro essere un ragazzo o una ragazza. Loro dicono: ‘Non mi puoi conoscere guardandomi, non presumere nulla’”. Nel suo libro Il nuovo teenager gay la dottoressa Saxin-Williams elenca alcuni dei nuovi aggettivi che i giovani usano per descrivere se stessi: “bi-curioso”, “eteroflessibile”, “poliamoroso” e perfino “sinuoso”.

Scrive Conlin: “Le variazioni semantiche sono parte di uno sforzo che sta prendendo piede in tutto il mondo per riconoscere un qualche spazio neutrale tra maschio e femmina, che parte già in età giovanissima. L’anno scorso è stata aperta in Svezia una scuola materna, dal nome appropriato Egalia, con lo scopo di eliminare ogni indicazione di genere e in cui ci si riferisce ai bambini come “amici”, invece che ragazzi e ragazze, così come si evitano tutti i pronomi collegabili al genere”. Politiche simili sono applicate in Australia e, ultimamente, nel Regno Unito.

Secondo Conlin, il movimento transgender sta trovando sostenitori nelle scuole superiori degli Stati Uniti. Ci sono ormai quasi 5.000 Gay-Straight Alliance Clubs, organizzazioni che nelle scuole superiori offrono aiuto ai teenagers registrati nel Gay, Lesbian and Straight Education Network, organizzazione nazionale la cui missione è “di assicurare che ogni membro di una comunità scolastica sia valorizzato e rispettato indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità/espressione di genere”.

“Oggi sempre più studenti pensano a cosa significhi il genere e usano questo linguaggio per uscire dalla presupposizione di maschio e femmina” dice Eliza Byard, direttrice esecutiva del network. Fin da piccolo è stato ovvio per Loan Tran che il suo genere “assegnato” non corrispondeva con i ruoli prescritti dalla società. “Se non dichiaro il mio P.G.P.’s, la gente presume che io sia una “lei”, per il tono acuto della mia voce”, dice Loan, presidente del Gay-Straight Alliance nella sua scuola superiore di Charlotte, North Carolina. Loan dice di essere cresciuto in una famiglia vietnamita tradizionale, dove i ruoli di uomini e donne sono rigidamente definiti. “All’inizio i mie genitori si sono arrabbiati per il fatto che io non fossi un loro perfetto prolungamento. Ma adesso stanno cercando di sapere di più sulla comunità”, aggiunge Loan. 

Loan è studente ambasciatore per il Gay, Lesbian and Straight Education Network. “Oggi ci sono più persone a loro agio con la comunità gay e lesbica che con la comunità di sesso neutro, che viene sentita più minacciosa perché, penso, coinvolge una porzione più grande della società” sostiene Loan. “Ma la cosa importante è che noi abbiamo un posto sicuro dove incontrarci come teenager per dichiarare il nostro P.G.P.’s e mostrare l’un l’altro il nostro vero io”.

In un certo senso, Katy ha ragione nel dire che tutto questo non ha a che fare con la sessualità. Infatti, quanto sta avvenendo è un chiaro esempio della violenza contro la persona umana in atto da qualche secolo, che cerca di disincarnare l’umano Io pieno di desiderio dell’infinito Mistero che è la sua origine e il suo destino, per consentire ai Poteri dominanti di definirlo secondo le loro ideologie. Maschio e femmina sono carne; il genere è un concetto intellettuale, un’astrazione che si può manipolare a volontà. La nostra liberazione dalla schiavitù dei Poteri dominanti può solo venire da Uno che è il Verbo creatore fatto carne.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali