I nemici della certezza

- Fernando De Haro

L’esperimento compiuto a Ginevra sui neutrini, spiega FERNANDO DE HARO, ci dimostra quanto sia importante una ragione che combatta il positivismo

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L'acceleratore Lhc di Ginevra (Foto Ansa)

La ausencia (L’assenza) è il titolo del libro appena pubblicato da Vicente Verdú, ex opinionista de El Pais e sociologo di riferimento del mondo progressista spagnolo. È colui che ha spiegato a molti la crisi o l’importanza di internet.

Otto anni fa sua moglie è morta e lui assicura che l’assenza che sperimenta da allora ha molto a che vedere con “la situazione del mondo”. “L’assenza significa anche la mancanza di quasi tutte le cose, dalla conoscenza sufficiente per affrontare i problemi, alla contemporanea assenza di lavoro, di ricchezza, di leader, di fiducia, di morale e di altri importanti sostegni”. Assenza di certezze sottolinea Verdú.

La pubblicazione del suo saggio è coincisa con la notizia che in un esperimento del Lhc di Ginevra i neutrini, che sono microparticelle, possono viaggiare a una velocità leggermente superiore a quella della luce. Una scoperta che, se confermata, potrebbe avere importanti implicazioni. Nei fasci di neutrini emessi in diverse occasioni dal Cern e dal laboratorio del Gran Sasso, si è constatato che queste microparticelle possono viaggiare 20 parti per milione al di sopra della velocità della luce.

Il 29 maggio 1919 è stata fatta una scoperta simile a questa. Alcune fotografie scattate sull’Isola del Principe hanno confermato che era necessario rivedere il concetto di tempo assoluto di Galileo e della fisica di Newton. Le foto, che furono scattate da Arthur Eddington, professore di Astronomia che si trovava lì per osservare un’eclisse e misurare la deviazione di un raggio di luce, furono usate per confermare la teoria della relatività di Einstein.

Questa teoria, mal intesa e mal divulgata, è stata usata per giustificare l’idea che non è possibile che esista la certezza. Un qualcosa che il grande genio ha cercato di combattere. Verso la fine della sua vita, Einstein scrisse al suo collega Max Born: “Tu credi in un dio che gioca a dadi e io credo nella legge e nell’ordine di un mondo che esiste oggettivamente”.

L’esperimento sui neutrini, lungi dall’alimentare l’assenza, ci dice molto su come nasce questa conoscenza che secondo Verdú ci manca. L’esperimento in cui è stata scoperta la velocità a cui si muovono i neutrini non aveva come oggetto provare se si muovono più veloci della luce, ma altre proprietà. Questa ipotesi non era stata contemplata. Ma nella convivenza con tale oggetto di studio è avvenuto un imprevisto che richiede alla ragione di esplorare altre strade.

Per i corpi che la fisica chiama classici, Newton era sufficiente. Per i corpi che viaggiano a velocità vicine a quella della luce è servita la teoria della relatività, e ora per questi corpi che si muovono ancora più veloci ci vorrà un nuovo modo di usare la ragione. Apertura al nuovo e ragione flessibile: questo è quello che permette di conoscere.

Il vecchio razionalismo che pretendeva di imporre un unico metodo non funziona. Non serve né per la fisica, né per la vita. L’assenza è un effetto dalla tirannia del positivismo. La ragione che corre libera riconosce la grande evidenza che da 2000 anni viene negata: nessuno si fa da sé. Nel momento in cui scrivo queste parole, l’essere mi arriva da qualcun altro. C’è una compagnia più radicale di questa?

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