Il bisogno di compagni coraggiosi

“Il nuovo sta premendo con un volto ambiguo. Come sempre. L’anno che finisce è un segno. Di una fine più grande. E di un inizio che può esser prodigioso”. DAVIDE RONDONI

31.12.2011 - Davide Rondoni
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Foto Imagoeconomica

Questo sistema sta finendo. La lunga agonia del sistema fondato sul pensiero illuminista, sul primato del dominio, sul primato del denaro, sull’egualitarismo senza fratellanza religiosa, sulla bestemmia contro Dio, sulla “divinizzazione” della politica, ci sta franando addosso. Frana addosso ai più poveri innanzitutto. Ma non ne sarà risparmiato nulla e nessuno. Non è un apocalisse. Ma semplicemente, e gravemente, curiosamente un cambio di scena. Che riguarda principalmente la scena occidentale. Chi si attarda sulla scena che sta passando potrà forse godersi qualche fuggevole soddisfazione o gonfiare il petto per qualche tirata retorica, ma la scena sta cambiando.

E non senza che avvengano – lo vediamo intorno a noi – movimenti di guerra, di dolore, di spostamento. Ma se un sistema sta finendo, non sarà certo puntellando questo sistema che si potrà dare un contributo originale. La mancanza di fantasia tra gli uomini è un segno di depressione. Tra i cristiani è un segno di mancanza di fede.

Tre esempi della crisi di sistema. Da anni si parla di emergenza educativa. Sia Péguy che Gramsci avvertivano che le crisi di insegnamento sono crisi di civiltà. Naturalmente pochi son disposti a cambiare il sistema di insegnamento dei cittadini fondato dall’illuminismo sulla pretesa che lo Stato passi ai cittadini la enciclopedia del sapere fissata dagli intellettuali attraverso programmi scolastici e musei. Ma questo sistema sta franando.

Altro segno: la rivalutazione di beni immateriali “spirituali” e “morali” rispetto a quelli garantiti dal denaro. Lo spostamento già accusato dal poeta Pound negli anni Venti della produzione di ricchezza dal lavoro alle banche ha prodotto un certo agio per le classi medie. Ma ora quel sistema crolla e rivuole indietro tutto, con gli interessi. Così la crisi della finanza immateriale si sta facendo pagare – compreso da noi – ai salari reali e alle pensioni prodotti dal lavoro.

Nella Chiesa è finito il momento dei grandi “movimenti” che l’hanno rinnovata, sorprendendo tutti, alla fine del ’900 – nel momento in cui il vecchio sistema sperava nella scomparsa o nella irrilevanza della Chiesa. Ora la “forma movimento” intesa in senso esteriore – come potevano essere i movimenti “parapolitici” degli anni 50-70 – non significa quasi più nulla per le persone che stanno passando nella nuova scena. È in atto – dove esiste – una riforma pulviscolare della vita cristiana. Un rinnovamento pollinare: ne sono espressione i gesti della carità, dell’arte a volte decentrati e sperduti o quasi segreti.

Più in generale è il momento di affondare il muso nei versi dei grandi poeti, nelle pagine dei grandi pensatori. Di guardare le finezze dei capolavori. E di liberare il passo verso nuove tipi di realizzazioni umane e sociali. San Benedetto in un momento di crisi peggiore o simile a questo facendo tesoro di indicazioni antiche e di un irrefrenabile suo desiderio di felicità – lo dice nel prologo alla sua regola – inventò forme nuove di vita comune e salvò tesori del passato. E coi suoi uomini inventò un po’ di cose utili al futuro, tipo certi formaggi e certe colture dei terreni.

Il nuovo sta premendo con un volto ambiguo. Come sempre. L’anno che finisce è un segno. Di una fine più grande. E di un inizio che può esser prodigioso. Non misurabile – come tutti vorrebbero –  in misure di tipo economico. Fan ridere coloro che vogliono leggere questo passaggio di sistema epocale come una crisi economica. La quale è sempre una conseguenza non una causa delle grande crisi nella storia. Come nelle persone.

È il capodanno giusto per guardarsi veramente dentro. Alle radici della vita. E del desiderio che ne abbiamo. E per ripartire con lo sguardo dell’avventura. Dal nuovo anno mi aspetto compagni coraggiosi. 

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