Tra Usa e Francia

- Roberto Fontolan

La “responsabilità di protezione” dovrebbe applicarsi sia alla Libia che alla Siria. Ma, afferma ROBERTO FONTOLAN mentre Francia e Regno Unito fanno il loro gioco, gli Usa sono inesistenti

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Foto ImagoEconomica

E ora cosa aspetta la Francia a bombardare la Siria? Sul piano dei principi la “responsabilità di protezione” sancita dalle carte dell’Onu dovrebbe infatti applicarsi anche all’opaco Paese governato dal clan degli Assad. C’è una rivolta, un regime che spara, un leader che promette riforme senza attuarle e che per di più, con una tragica piroetta, dichiara “martiri” coloro che sono stati uccisi dalle forze repressive guidate dal fratello. E’ vero che quel che accade in Siria assomiglia di più agli eventi della Tunisia e dell’Egitto che a quelli della Libia. Ma in Tunisia ed Egitto la forza repressiva si è fermata, il regime non ha avuto la durezza o il potere necessari a risolvere tutto con le armi. In Libia la copertura Onu è servita ai Paesi “teste calde” per un intervento chiaro nel suo intento e talmente caotico nella sua realizzazione che l’obbiettivo stesso (rovesciare Gheddafi) ne è rimasto offuscato. A fronte della ritirata americana, del distacco tedesco, delle titubanze italiane, le teste calde oggi reclamano una azione più decisa della Nato. Ed è facile pensare che una fase di stallo possa seriamente compromettere la strategia francese e inglese di recuperare peso e influenza nel complicatissimo scacchiere mondiale. Resta la domanda: perché la Libia sì e la Siria no?

Nel frattempo la Francia si è presa una piccola soddisfazione africana, proclamando grazie ai propri carri armati e parà Assalene Ouattara vincitore del conflitto in Costa d’Avorio contro l’irriducibile Laurent Gbagbo. Una soluzione di pura forza, sempre all’ombra delle risoluzioni Onu, che non taciterà riserve e dubbi: le milizie di Ouattara sono già sotto accusa per le atrocità compiute nelle scorse settimane. Difficile trovare un leader africano che non abbia lasciato dietro di sé una scia di sangue e di orrori. E dunque un’altra domanda: cosa sta cercando di dimostrare il governo francese?   

C’è un fatto che occorre registrare: la debolezza, per non dire il vuoto, dell’azione politica americana. Con Bush junior sì è chiusa la fase che si era aperta con il crollo del comunismo: il tentativo di imporre al mondo la guida degli Stati Uniti. La guerra irakena di Bush padre e la guerra antiserba di Bill Clinton sono state tappe importanti (e certo contrastate) di questa strategia, che ha cominciato ad arenarsi, ancora regnante Clinton, nel fallimento del negoziato isreaelo-palestinese del 2000 e nella disastrosa missione umanitaria in Somalia (“Black Hawk down”, ricordate?).

Oggi, davanti alle due guerre pluriennali ancora in corso (Irak e Afghanistan), nelle mani di un Obama impegnato allo spasimo dai repubblicani e dalla crisi economica, è rimasto ben poco, e si vede. Perdita di influenza nella (non) trattativa israelo-palestinese, incertezza pericolosa con l’Iran, scricchiolii con l’Arabia Saudita, intermittenza inquietante nella vicenda libica e poi, soprattutto il buco sempre più nero del Pakistan, dove sta per essere inghiottito anche quel penultimo caposaldo strategico della linea di azione americana in una drammatica storia di agenti Cia, bifronti generali di Islamabad e terrificanti tagliatori di teste islamisti (quelli dell’assalto a Mumbai dell’altranno). Nulla fa presagire una correzione a questo stato di fragilità al quale assistiamo e che forse sta diventando un dato permanente e strutturale del consesso mondiale. L’Europa avrebbe potuto fornire un contrappeso all’evidente crisi di leadership americana, magari con Tony Blair, un leader vero, sia pur contestato e discusso, ma oggi si trova con Van Rompuy e Catherine Ashton.

E perciò, dato che il vuoto non esiste, ecco la Francia, spalleggiata momentaneamente dalla Gran Bretagna. Una vecchia storia: potenze “mandatarie” sul Medio Oriente (Siria e Libano, Palestina e Giordania) nel periodo tra le guerre mondiali (ruolo assegnato dalla Società delle Nazioni) nonché potenze coloniali, fino alla stagione delle indipendenze, in Africa e Asia, disponevano di enorme influenza, ma quando hanno dovuto ritirarsi, in ben pochi le hanno rimpiante.

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