Confusione o rassegnazione

- Roberto Fontolan

L’apparenza regna sovrana dopo l’annuncio dell’uccisione di Osama Bin Laden e impazzano le teorie più diverse. ROBERTO FONTOLAN riflette su questa notizia per IlSussidiario.net

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Foto Ansa

Impazza il conflitto delle interpretazioni. “Siamo tutti invenzioni reciproche, siamo tutti autori gli uni degli altri” scrive Philip Roth. Ci sono quelli che “non la bevono” e dunque Osama non è morto, oppure era morto da chissà quando. E quelli che avendo poca stima per Obama sono certi che si tratti di una manovra elettorale, trascurando il fatto che le elezioni americane si svolgeranno tra un anno e mezzo. Quelli che danno il merito a Bush e agli interrogatori di Guantanamo e sono un pochino infastiditi dal fatto che il presidente democratico abbia scippato “giustizia è fatta” al legittimo proprietario repubblicano (che invece rimarrà ancorato alla precoce sentenza “abbiamo finito il lavoro” a proposito della guerra in Irak). E d’altronde: che significa davvero giustizia?

Altri si arrovellano sulle circostanze dell’eliminazione, del resto fornite in modo veramente contraddittorio e equivoco, secondo le varianti “è stato venduto dai pakistani” (o anche “da una componente rivale di Al Qaeda”) oppure “è una lezione data ai pakistani”. Altri ancora la buttano in diritto: doveva essere processato. E viene subito criticato da chi qualifica queste idee come sentimentalismo e dabbenaggine. Poi ecco Hamas, con cui l’autorità palestinese “laica” ha stretto un nuovo accordo (evento un poco strano che si capirà più avanti), piangere un “martire”, mentre altre organizzazioni islamiche non dubitano che fosse un terrorista “però l’America ha sempre delle responsabilità”.

C’è anche chi protesta contro l’omicidio mirato, pratica assai abituale di terroristi, eserciti regolari, servizi segreti, doppiogiochisti e milizie: in Palestina come in Irak se ne contano a centinaia. Fioriscono e fioriranno le leggende, i blog, i fantasmi, le controletture e la controstoria. Sì, è vero, ci potevano dare informazioni nette e chiare, incontrovertibili, e invece hanno aumentato la confusione (un procedimento che nel nostro piccolo abbiamo sperimentato con la pantomima sulla mozioni parlamentari di maggioranza e opposizioni sulla “ex non-guerra” in Libia). Ma questa si dimostra sempre di più la nostra realtà: nemmeno le “notizie” ci assicurano la conoscenza degli eventi. Dunque ci restano le seguenti alternative: il ritiro dalla res publica poichè “non ci si può fidare”, la rassegnazione a sentirci prigionieri di un illusionista (tutti ricordiamo il film “Matrix”), ballonzolare come pugili suonati su un ring troppo grande e rumoroso, conquistare il potere per conoscere e anzi padroneggiare finalmente la verità. E’ così?

Tra i tanti commenti uno merita di essere citato: è l’elefantino sul Foglio di ieri, che risponde con parole ben fondate a quella che definisce “intellighenzia europea che all’occidente riserva sistematicamente la parte dell’aggressore quando sia aggredito”. Ad un certo punto però scrive: “la perfezione divina agisce e opera senza mai potersi incarnare nell’umanità gravata dal peccato e dalla storia, cui resta solo, ed è già molto, il paradosso cristiano, l’appello incoraggiante alla perfezione celeste che in terra è esclusa perché il regno cristiano non è di questo mondo”. Ora, a parte il fatto che si tratta di un argomento molto grande per un bersaglio polemico così piccino, fa tristezza questa radicale separazione tra cielo e terra, questa distanza invalicabile tra uomo e Dio. Se così fosse che speranza avremmo?

Se fossimo consegnati soltanto al “peccato e alla storia” la vita umana sarebbe solo una espiazione preventiva in attesa di un al di là di cui nemmeno potremmo sfiorare quella caparra rappresentata dal “centuplo” promesso da Gesù. E sarebbe ostaggio di tutti i poteri reali e immaginari. Invece la strada che unisce cielo e terra c’è, Dio stesso l’ha costruita per noi e tutti i giorni offre un motivo per percorrerla, come  accadeva pochi giorni fa per i tantissimi che hanno vissuto la beatificazione di Giovanni Paolo II. Era solo una manciata di ore prima che si diffondessero le notizie su Osama.

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