La nostra risposta alla violenza

Osservatori, esperti, sociologi e psicologi hanno tentato di capire le motivazioni dietro il massacro avvenuto in Norvegia. Il commento di LORENZO ALBACETE

27.07.2011 - Lorenzo Albacete
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Foto Ansa

Per la maggioranza degli americani, la settimana scorsa l’argomento più preoccupante è stato il caldo torrido che ha afflitto più della metà del Paese, con temperature record (più di 42 gradi all’aeroporto di Newark), emergenza sanitaria e siccità.

Almeno apparentemente, il disagio della gente non è arrivato dentro alla Casa Bianca e a parte del Capitol Building (la sede del Congresso), dove il Presidente Obama e un gruppo scelto di parlamentari non hanno saputo risolvere il problema del tetto al debito nazionale, frenati dalla paura degli ideologi progressisti e conservatori, che hanno ormai preso il potere all’interno dei loro partiti.

Vi sono state ovviamente altre notizie, specialmente riferite a celebrità, che hanno attirato l’attenzione dei media, ma senza dubbio l’evento al centro dell’attenzione è stato il massacro di Oslo in Norvegia.

Osservatori, esperti, sociologi e psicologi hanno tentato di capire le motivazioni dietro il gesto del presunto assassino e di spiegarle secondo le loro ideologie secolariste. A mio parere, le più interessanti di queste spiegazioni sono quelle che lo vedono come un esempio di “terrorismo cristiano”.

Terrorismo cristiano? Può esistere qualcosa di simile al terrorismo cristiano? L’idea, ovviamente, è di costruire un paragone con il terrorismo islamico, un concetto che per la maggior parte degli americani è alla base delle spiegazioni dei fatti dell’11 settembre 2001 e di quelli che sono poi accaduti in Europa, Asia e Medio Oriente. La paura per il terrorismo islamico è stata la ragione delle guerre in Iraq e Afghanistan; c’è da chiedersi quale risposta richiederà la paura del terrorismo cristiano.

E quale sarà il prossimo passo dopo l’islamofobia e la cristianofobia? Prima o poi si arriverà alla fobia per la religione, che cercherà di eliminare il senso religioso da ogni sforzo per costruire una società giusta, pacifica, tollerante e democratica.

Non posso esprimermi per gli appartenenti ad altre religioni, ma mi sento in sintonia con loro quando, tacciati di essere pericolosi cercatori dell’Infinito, vengono esclusi dal tentativo di costruire una società giusta attraverso la proposta a tutti del loro credo religioso come un elemento sostanziale nella lotta per la giustizia. 

Da parte mia, io posso solo insistere che la fede cristiana non è motivata dal bisogno di costruire un mondo migliore, ma trova la sua ragione nel desiderio di conoscere la Persona di Gesù Cristo e di imparare a vedere la realtà come Lui l’ha vista e la vede, cioè, come dice San Paolo, di “avere il pensiero di Cristo”.

AvendoLo incontrato come un misericordioso dono del Suo amore, noi abbiamo sperimentato il cambiamento nel nostro giudicare e comprendere ogni cosa che accade ed è questa esperienza di amore e di misericordia che ci urge a lavorare per la giustizia e per la pace.

È ciò che si chiama conversione e, come insiste Papa Benedetto XVI, è ciò che deve guidare la nostra risposta alla violenza che ci ferisce tutti.

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