L’esodo americano

- Lorenzo Albacete

Lunedì 4 luglio negli Stati Uniti si è festeggiato il Giorno dell’Indipendenza. Una festa, spiega LORENZO ALBACETE, per ricordare una promessa di libertà risalente al 1776

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Sto scrivendo questo articolo poco dopo la mezzanotte del 4 luglio, giorno festeggiato negli Stati Uniti come Independence Day, il Giorno dell’Indipendenza (il 4 luglio del 1776 veniva presentata per la prima volta ai cittadini la Dichiarazione di Indipendenza scritta principalmente da Thomas Jefferson). Ho assistito in televisione agli straordinari fuochi d’artificio che hanno concluso uno spettacolo di canti patriottici e popolari e di danze a cui, insieme a moltissime star, hanno partecipato milioni di persone a Washington, New York e Boston.

Ricordo di aver scritto l’anno scorso, in quest’epoca, un editoriale in cui mettevo a confronto la festa liturgica di Santa Elisabetta del Portogallo, celebrata da tutti i cattolici del mondo, con la Messa per l’Independence Day, celebrata solo negli Stati Uniti.

In quell’articolo mettevo in evidenza che la Messa americana, specialmente nel Prefazio, tendeva a fare della fondazione degli Stati Uniti un evento della storia della salvezza, qualcosa di simile a un “nuovo Esodo”. Nell’Esodo americano, i Padri Pellegrini erano il nuovo popolo di Dio fuggito dalla schiavitù del paganesimo (con l’Europa al posto dell’Egitto e il Papa come cattivo Faraone) e arrivato nella Terra Promessa della libertà di culto.

Non so se la recente revisione linguistica del messale inglese abbia cambiato qualcosa nella Messa del 4 luglio, ma quest’anno la mia reazione è stata comunque diversa, meno critica e più positiva. Ho visto che i milioni di persone che stavano celebrando la nascita della nazione rappresentavano una grande diversità per origine etnica, razza, cultura e credo religioso, una pluralità che avrebbe scioccato i Pellegrini.

Tuttavia, tutti costoro sembravano condividere la concezione di “Esodo” dei Pellegrini. Malgrado la grave crisi culturale che si dice sia in atto, malgrado le guerre politiche che ci stanno paralizzando, la maggioranza degli americani è ancora attaccata all’American Dream, al Sogno Americano. Continuano a sognare, Dio solo sa in quante lingue, ma le parole inglesi della Dichiarazione di Jefferson commuovono ancora gli americani e li portano, almeno in questo giorno, a salutare spontaneamente la bandiera con speranza e lacrime nei loro occhi.

Pensiamo a quelle parole: un Creatore autore di diritti inalienabili, il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità, il diritto di essere liberi da un dispotico potere politico, il diritto alla proprietà, ecc. Milioni di parole sono state scritte su questo documento, riflettendo tutti i differenti tipi di interpretazione, ma le persone normali di tutto il mondo possono ancora piangere, e ancora piangono, nel sentire quelle parole, anche se Thomas Jefferson non liberò mai i suoi schiavi…

Vita, libertà e perseguimento della felicità: queste sono le porte per entrare nel cuore americano e devono essere le basi per la nuova evangelizzazione dell’America. C’è solo bisogno di un po’ più di cattolici come Santa Elisabetta del Portogallo.

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