Ora o mai più

- Mario Mauro

L’unica possibilità di uscita dalla crisi, spiega MARIO MAURO, è che gli Stati europei riconoscano la loro interdipendenza e lavorino assieme su un sistema di fisco e welfare comune

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Foto Imagoeconomica

Una delle sfide più complicate oggi è quella di riuscire a spiegare ai cittadini europei il senso di interdipendenza esistente tra gli Stati membri: tutti si pongono la medesima domanda, vale a dire come il proprio paese possa uscire dalla crisi. Ma non c’è questa possibilità, non esiste alcun paese europeo che possa pensare di uscire da solo da una tale crisi sistemica. A rendere più difficoltoso il cammino ci stanno pensando alcuni governi, che credono di poter risolvere la crisi attraverso pericolosi rigurgiti di nazionalismo. E’ il caso ad esempio della Germania e dell’ormai evidente atteggiamento antieuropeista degli ultimi mesi, evidenziato dal rifiuto di alcune misure che sarebbero fondamentali per l’uscita dalla crisi.

Lunedì scorso ha avuto luogo un’audizione straordinaria presso la commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo alla quale hanno partecipato il Presidente della BCE Trichet, il Presidente dell’Eurogruppo Junker ed il Commissario agli affari economici dell’UE Rehn. Come auspicato anche dal Ministro Tremonti durante l’incontro avvenuto sabato scorso al Meeting di Rimini, il Parlamento europeo si è schierato compatto in favore della creazione degli eurobond. 

L’azione coordinata del Parlamento non è volta soltanto ad aiutare l’Italia o altri paesi, ma vuole essere un atto di coraggio per fare un grande passo verso quel consolidamento di cui l’euro e l’economia europea hanno bisogno: crescita e rigore insieme. Se non avremo il coraggio di vincere questi residui egoismi nazionali rischiamo di andare tutti a fondo, senza distinzioni di sorta. In molti hanno l’impressione che con questa ferma opposizione sugli eurobond la Cancelliera Merkel non si renda conto che non solo l’euro rischia di scomparire, ma l’intero progetto europeo rischia di soccombere con esso.

Se il Presidente della Bce Trichet e il Presidente dell’Eurogruppo Juncker hanno evitato l’argomento concentrandosi sulla Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, un piccolo segnale di apertura verso gli eurobond è arrivato dal Commissario europeo Olli Rehn, che ha ammesso: «Ci sono grandi aspettative sull’utilità degli eurobond, ma in ogni caso eventuali eurobond dovranno essere accompagnati da una maggior sorveglianza sui bilanci e da un più stretto coordinamento politico, per garantire un sistema di finanze pubbliche maggiormente sostenibile, con conseguenze evidenti sulla sovranità fiscale; e ciò richiederà quindi un dibattito approfondito nelle sedi europee».

Il Commissario ha citato un punto importante: la sovranità fiscale. Il percorso iniziato sessant´anni fa non si è ancora concluso, la crisi ci pone di fronte ad un quesito epocale che riguarda i nostri sistemi di welfare: possiamo permetterci sistemi diversi di welfare utilizzando una moneta comune? La risposta è evidentemente negativa. Per portare a termine il progetto e per uscire finalmente da una situazione di ristagno economico che rischia di trasformarsi in recessione, dobbiamo rassegnarci ed incominciare ad accelerare il processo che porti ad un sistema unico per quanto riguarda la fiscalità e il welfare.

Questi sforzi passano attraverso la decisione profonda di accettare le condizioni dell’interdipendenza: abbiamo bisogno degli Stati Uniti d’Europa.

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