(Mal)educazione

L’educazione è uno dei tanti temi in discussione nella politica americana di questi giorni. LORENZO ALBACETE ci spiega cosa sta preoccupando i vescovi cattolici

18.01.2012 - Lorenzo Albacete
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L’educazione è uno dei tanti temi in discussione nella politica americana di questi giorni. Il più delle volte viene trattato nei termini di che cosa è necessario per assicurare la leadership economica, finanziaria tecnica ed educativa del Paese in un’epoca di crescente globalizzazione. Tuttavia, questa non è l’unica preoccupazione dell’ala marciante dell’establishment educativo. Si consideri quanto riportato sulla rivista elettronica This Week a proposito di un gruppo di sostenitori dell’educazione sessuale e di 40 esperti in educazione sanitaria, educazione sessuale, salute pubblica, politiche pubbliche, filantropia e di lobbismo che hanno dato luogo ai cosiddetti “The National Sexuality Education Standards: Core Content and Skills, K-12”.

Il loro scopo, dice Jerry Newberry, direttore esecutivo del National education association health information network, è di fornire agli educatori una guida circa “il minimo che è necessario insegnare per mettere gli studenti sulla via della salute sessuale e di una maturità responsabile”. Questi standard, o linee guida, dovrebbero essere applicate nelle scuole dalla seconda elementare. Secondo i sostenitori del progetto, gli scolari di seconda elementare dovrebbero essere messi in grado di sapere e spiegare come tutti gli esseri viventi si riproducono e apprendere i termini corretti per designare tutte le parti del corpo. Alla fine delle elementari, lo scolaro dovrebbe essere a conoscenza di come la pubertà prepara il corpo alla riproduzione, di come l’Hiv può essere trasmesso e sapere cosa sono le molestie e gli abusi sessuali. Alla fine della media, gli studenti dovrebbero essere informati sulla contraccezione di emergenza, aver capito quale ruolo abbia il gender e aver ricevuto qualche informazione sull’educazione all’astinenza. I diplomati della scuola superiore dovrebbero esse capaci di descrivere in dettaglio come si usa un preservativo.

Attualmente, secondo i Centers for disease control (Centri per il controllo e la prevenzione della malattie), uno studente riceve in media circa 17 ore di educazione sessuale prima del college: tre ore nella scuola elementare, sei nella media e otto alle superiori. “Non c’è, e probabilmente non ci sarà mai, una vera politica nazionale di educazione sessuale (a meno che si tengano nel conto gli anni di finanziamento dei soli programmi basati sull’astinenza)”, afferma K.J. Dell’Antonia su The New York Times. Lo scopo reale di questa proposta è stimolare la discussione su quanto i ragazzi alle varie età debbano conoscere del sesso.

Non c’è da sorprendersi se la proposta ha provocato reazioni fortemente negative da parte di vari gruppi a livello nazionale e locale. La direttrice esecutiva della National abstinence education association, Valeri Huber, ritiene che non si debba dare applicazione a questi standard: “Queste materie controverse è meglio che siano riservate alle discussioni tra genitori e bambino, non fatte in classe”. Dell’Antonia non è d’accordo: “Non sono convinta di alcuni punti ‘duri’ della proposta”, ma gli Stati Uniti hanno uno dei più alti tassi nel mondo industrializzato per le gravidanze delle adolescenti. Quindi, “voglio che si faccia educazione sessuale nelle aule scolastiche, e parecchia”.

È importante che si inizi presto, con linee guida adatte alle varie età come quelle proposte, dice Cora Collette Breuner, membro della Commissione per l’adolescenza della American academy of pediatrics. “I ragazzi si sono formate le loro opinioni personali, e i loro pregiudizi, già nella scuola media e superiore”, sostiene. A quel punto “è troppo tardi” per cominciare a parlare dell’argomento.

Sono proposte come questa che hanno portato molti, non ideologicamente conservatori, a non aver fiducia nel progetto del governo federale di dar vita a programmi nazionali che, si afferma, dovrebbero migliorare la qualità della vita. Questa è la ragione per cui, pur riconoscendone il bisogno, molti sono arrivati a rifiutare i piani sulla sanità proposti dal governo federale o anche dai governi dei singoli stati. Questa è anche la ragione per cui molti cattolici, che accettano il ruolo del governo nel promuovere solidarietà e sussidiarietà, hanno malgrado ciò scelto politicamente un’opzione conservatrice o addirittura libertaria. Ed è questa anche la ragione per cui i vescovi cattolici sono così preoccupati del futuro della libertà religiosa in America.

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