La sorpresa dei Re Magi

- Pierluigi Colognesi

Uno dei primi eventi dell’anno è l’Epifania, in cui si ricorda l’adorazione dei Re Magi a Betlemme. PIGI COLOGNESI ci offre un racconto su di loro

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L'adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano

«Baldassarre, sbrigati: è arrivato». «Di già? Ma lo aspettavamo per sera». «È vero, ma bruciava dalla voglia di venirci a parlare della sua fede. La sta predicando in città già da parecchi giorni e sembra che il popolo lo ascolti. Ora vuol rivolgersi anche ai dotti come noi. Andiamo, Gaspare è giù con lui e ci aspetta».

«Allora, straniero, qual è il tuo nome?». «Tommaso, miei nobili signori». «E da dove vieni?». «Dalla lontana Gerusalemme, nel paese d’Israele, che sta sulla costa orientale del mare dominato da Roma. Ma, scusate, mi pare di avervi già visti. Forse voi ci siete stati?». «Sì, qualche anno fa. Ed effettivamente ci siamo già incontrati. Tu sei uno dei seguaci di Gesù Nazareno». «Proprio così e sono venuto fin qui in India per portare la sua buona novella. Ma, perdonatemi, come mai conoscete il nome del Maestro?». «È una storia lunga, ora dicci di lui. Come sta? Cosa fa?». «Ma non sapete niente? Non sapete che uno dei miei compagni l’ha tradito, consegnato ai grandi sacerdoti del tempio, che hanno ottenuto che i romani lo crocifiggessero. Ma poi…». «Avete visto? L’avevo ben detto io che sarebbe andata a finir male. Quella stella ci ha mentito».

«Di che stella state parlando?». «Vedi, Tommaso, più di trent’anni fa noi, esperti di astronomia, vedemmo sorgere una stella del tutto imprevista. Secondo i nostri studi, essa annunziava la nascita di un grande re, un re che avrebbe portato la salvezza nel mondo. Ci mettemmo a seguirne la scia e arrivammo a Gerusalemme. Lì i nostri colleghi ci indicarono che le loro profezie parlavano di un re che doveva nascere a Betlemme. Ci andammo e trovammo un bambino piccolo, indifeso; gli offrimmo i nostri doni e tornammo qui. Poi non ne sentimmo più parlare e, allora, decidemmo di venire a vedere che ne fosse stato. Lui non l’abbiamo incontrato, ma abbiamo constatato che un bel gruppo di gente cominciava a seguirlo. Tu eri tra loro. Ora, però, ci vieni a dire che è morto. La stella ha mentito».

«Gaspare, non dire sciocchezze. Ricordati che non abbiamo dubitato neanche un istante quando abbiamo visto che il re della stella dormiva in una mangiatoia. E ricordati che quando abbiamo visto i suoi amici non è stata la forza di un esercito pronto alla battaglia che ci ha impressionato, ma la letizia dei loro sguardi». «Ricordo bene, Melchiorre, ricordo tutto benissimo. Ma adesso proprio uno di quel gruppo viene a dirci che Gesù è morto e per giunta tradito da uno dei suoi discepoli. Che razza di regno vuoi che faccia?».

«Vi capisco. Anch’io per un po’ mi sono immaginato da me come si sarebbero dovute realizzare le sue promesse. Vedevo i muti che parlavano e gli indemoniati che guarivano grazie al suo intervento; vedevo tanta gente che lo seguiva e le folle sfamate con pochi pani e qualche pesce. Era normale che io e i miei amici pensassimo che il regno fosse il semplice moltiplicarsi di questi segni. Pensate che aveva dato anche a noi il potere di fare miracoli come lui. E li abbiamo fatti. Quando siamo tornati a raccontarglielo eravamo contentissimi. Lui, sorridendo, ci disse che non dovevamo essere contenti per questo, ma perché lui ci aveva scelto come amici».

«Sì, però adesso è morto». «Ma poi è risorto. E io l’ho visto. È per annunciare questo che sono venuto fino in India». «Risorto? Spiegati meglio». «Ora vi racconto».

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