Marilyn e la crisi

In uno dei racconti classici di Truman Capote si può trovare una delle chiavi decisive per affrontare con intelligenza la crisi. Ce ne parla FERNANDO DE HARO

24.01.2012 - Fernando De Haro
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Una statua raffigurante Marilyn Monroe (Infophoto)

In uno dei racconti classici di Truman Capote si può trovare una delle chiavi decisive per affrontare con intelligenza la crisi. Lo scrittore americano ha pubblicato nel 1979 un “ritratto” intitolato “Un’adorabile creatura”, in cui immaginava di aver trascorso il giorno di un funerale fino a sera in compagnia di Marilyn Monroe.

La forza narrativa di Capote oscilla tra la crudeltà e la tenerezza nel raccontare la personalità dell’attrice, che era sua amica. L’insicurezza della Monroe è asfissiante e la conversazione tra i due diventa una sorta di labirinto che porta sempre allo stesso punto. Marilyn si paragona con tutte le sue colleghe, spiega minuziosamente più volte i propri limiti personali, la proprie incapacità, raccontando i suoi fallimenti. Si guarda allo specchio e chiede insistentemente: “Se qualcuno ti chiedesse com’è veramente la Monroe cosa risponderesti?”. Solo alla fine Capote risponde: “Direi che è un’adorabile creatura”.

In queste poche pagine appare con tutta la sua forza il dramma della libertà e dell’identità. La tortura di un io costruito solamente in funzione delle sue capacità e la necessità di essere veramente liberi. Questa è anche una questione economica. Infatti, da qualche tempo in alcuni ambienti si parla della “economia dell’identità”. Il termine è stato il titolo di un libro di George Akerlof, Nobel per l’economia nel 2001. Il suo lavoro segue la scia di un altro Nobel, Gary S. Becker, il quale è diventato famoso per aver studiato l’importanza del comportamento individuale nell’economia ed è considerato il padre del concetto di “capitale umano”.

L’economia dell’identità spiega gli effetti che ha il modo di concepirsi di una persona in funzione dell’ambito cui appartiene. La percezione che abbiamo di noi stessi, il modo in cui abbiamo usato la nostra libertà, ha implicazioni per ciò che questa scuola chiama “l’utilità e il benessere”.

In questo momento in cui il Fondo monetario internazionale ha previsto due anni di recessione è particolarmente importante sviluppare una vera e propria “economia dell’identità”. La creatività necessaria per affrontare la difficile situazione che abbiamo di fronte, per affrontare la disoccupazione in un’età in cui non è facile tornare a trovare lavoro, per trovare le energie che ci rendono capaci di affrontare le nuove sfide e l’umiltà per poter ricominciare può nascere solamente da uomini veramente liberi.

Se continuiamo, come Marilyn, a guardarci allo specchio delle nostre capacità, dei nostri errori e dei nostri successi siamo condannati all’agonia. Solo un uomo libero, con l’identità rafforzata dalla sua appartenenza al Mistero che fa tutte le cose, con l’aiuto di altri uomini liberi, può avere l’affetto necessario a non soccombere. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia sapere che “siamo creature adorabili”. La crisi ha un’inevitabile dimensione religiosa.

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