Ancora una manovra, prof. Monti

- Roberto Fontolan

L’Italia appare sempre meno un Paese per giovani. Ci vorrebbe una manovra coraggiosa del Governo Monti, spiega ROBERTO FONTOLAN, che porti un po’ d’America qui da noi

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Mario Monti (Foto Imagoeconomica)

Vedi alla voce giovani. Il giovane viceministro Martone, classe ‘74 laureato nel ‘97, ha definito sfigati quelli che si laureano dopo i 28 anni. Ammettiamolo: non ha torto, specie se si riferisce a certi bivacchi generazionali di certe università (come La Sapienza di Roma) davanti ai quali si staglia tremenda la responsabilità di professori e genitori: invece di spingere i “giovani” a uscire, a nuotare, a pigliarsi le loro di responsabilità, li vezzeggiano con gli eterni trattamenti benessere (quelli che servono appunto a “fare uno stacco”, a separarsi dalla realtà), che peraltro cominciano presto: ma certo che puoi occupare la scuola, ma c’è tempo per imparare l’inglese, ma vai pure a divertirti con l’Erasmus a Barcellona, ma è chiaro che puoi cambiare facoltà…

Ma il giovane viceministro Martone, che viene da famiglia di ottimati e forse ha potuto godere di qualche agevolazione, che ha fondato e dirige “il primo social magazine italiano” Dillinger.it e cofondato la rivista di approfondimento politico e culturale Zero, che fa parte di Aspen e sta entrando nel circuito appassionante dei talk show tv; insomma, il viceministro Martone dovrebbe alzare il ditino anche nelle riunioni ministeriali e governative (ha la delega alla formazione e alla occupazione giovanile, mica poco) e argomentare le ragioni inderogabili e urgentissime di una manovra pro-giovani di cui finora non c’è traccia.

Sì, forse arriverà il decreto sulle start-up a costo zero: ottimo e giustissimo, anche se i giovani impegnati nella nascita di una loro impresa già ne lamentano vincoli e impedimenti (ma possibile che non passi una norma di libertà vera e piena?). E poi? La Banca d’Italia ci dice che per comprare una casa oggi ci vogliono 11 anni di lavoro (10 anni fa erano 6!) e che il reddito medio è inferiore in termini reali a quello del 1991. Una combinazione letale per le coppie giovani, ma il governo non ci ha pensato quando ha deciso di raccogliere denaro grattando i muri delle case prime, seconde e terze (che poi sono quelle che le famiglie lasciano in eredità ai figli).

E l’istruzione? Mentre negli Stati Uniti esplode il fenomeno delle charter schools, istituti di proprietà pubblica, gestiti da privati e finanziati con un sistema misto – altro segnale di una società che per quanto indebolita non rinuncia a pensare e agire – qui da noi siamo ancora alla difesa ideologica della scuola di Stato, anche perché altrimenti “il sindacato si mette di traverso”. E anche la sacrosanta discussione sull’abolizione del valore legale della laurea, forse la sola cosa che potrebbe salvare l’università italiana, è stata subito bloccata dal veto sindacale.

Si capisce così che, ben al di là della finta guerra sull’articolo 18, quelli che davvero non si possono toccare sono i dipendenti pubblici (all’Atac di Roma vorrebbero portare da 36 a 38 le ore di lavoro settimanale: apriti cielo!), i docenti, i mondi come le Poste e l’Inps. Mentre possiamo sfogarci senza ritegno e a ben guardare senza vere ragioni con i tassisti e i farmacisti.

Qualche tempo fa abbiamo invitato il premier Monti a spruzzare un po’ di America sull’Italia, là il massimo che un cittadino deve pagare in tasse è il 35%, caso peraltro molto raro. Ma non era tanto sul sistema fiscale che si voleva richiamare l’attenzione (magari trovassimo un esponente politico capace di affrontare seriamente questo problema che distrugge il bene comune, invece che rafforzarlo), quanto su quelle iniezioni di libertà e velocità che lasciano a bocca aperta ogni italiano che faccia un giro oltreoceano. Prendiamo New York, il cui sindaco Bloomberg ragiona così: una città si rinnova e cresce se pensiamo in termini di generazioni, da qui a trenta anni. Nel senso: comincia oggi se vuoi creare qualcosa per chi verrà dopo di te. Ed ecco un concorso lanciato tra le università per portare un campus di alta tecnologia nella città che non dorme mai, assecondando una tendenza esistente, poiché negli ultimi cinque anni gli occupati hi-tech a New York sono aumentati del 30%.

In dodici mesi l’operazione è stata fatta: a settembre la Cornell University inizierà i corsi, il nuovo campus sarà pronto entro il 2017 a Roosevelt Island, concessa dal Comune che ha cominciato a investire 100 milioni di dollari per le infrastrutture necessarie. Si prevedono 30mila nuovi posti di lavoro, 600 start up, un giro economico di 7,5 miliardi di dollari. Sindaco Alemanno, non è un bell’esempio anche per lei? Cancelli finalmente quell’assurdità tutta romana di palazzi occupati “a scopo sociale e culturale” da gruppuscoli di destra e di sinistra, li destini a un ateneo che offra il miglior progetto e le migliori garanzie di creare eccellenza e concorrenza: cominciamo oggi la Roma di domani.

Pensi signor sindaco, e pensi anche lei viceministro Martone e soprattutto lei, premier Monti, a quanto bene farebbe una manovra per i giovani che davvero non guardi in faccia a nessun potere obliquo (consiglio: non si faccia illudere dagli elogi di fantomatiche organizzazioni giovanili che nessuno aveva mai sentito nominare fino a qualche giorno fa). Merito, formazione, concorrenza, libertà di iniziativa, sussidiarietà, incoraggiamento alle nuove famiglie, un pizzico di America: porti all’Italia una manovra così e la crescita non sarà più un miraggio.

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