Maria e le nostre piccole ferite

- Luca Speziale

LUCA SPEZIALE, prete missionario della Fraternità san Carlo e viceparroco della parrocchia romana di Santa Maria in Domnica alla Navicella, ci racconta la propria storia

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Quand’ero piccolo, avevo forse otto o nove anni, spesso mi capitava di rimanere sveglio fino a tardi, nel mio letto. Pensavo a tante cose. Un pensiero ricorrente era quello dell’aldilà: «Cosa ci sarà mai dopo la morte? Chi ci aspetterà? Quanto durerà?». Una sera andai nella stanza dei miei genitori, svegliai mia madre e le dissi delle mie paure, delle mie domande e che non riuscivo a dormire. Lei mi disse: «Non preoccuparti. Prendi il rosario, prega la Madonna e vedrai che tutto passerà».

Allora prendevo il rosario che mi aveva regalato mia nonna, un rosario pesante, di grani grossi, di vetro, e incominciavo a recitare: «Ave Maria, piena di grazia…». Dopo qualche minuto le nubi dei dubbi, delle domande irrisolte, delle ansie sparivano e cadevo in un sonno profondo.

A partire dalle scuole medie smisi di pregare quotidianamente. Durante il mio ultimo anno di università, però, incontrai un prete della Fraternità san Carlo. Di fronte alla difficoltà che gli facevo presente di non riuscire a sperimentare davvero la presenza di Gesù come qualcosa di reale, mi disse: «Perché non ricominci a pregare? Magari anche solo una decina del rosario alla mattina…».

Mi tornarono in mente le parole che mia madre mi aveva detto quella notte e andai a cercare il grosso rosario della nonna. Naturalmente, in mezzo a tutte le cianfrusaglie della mia camera non lo trovai: così ne comprai uno. Mi sembrò di ritornare bambino, di poter respirare di nuovo quella fede semplice che mia nonna e mia mamma mi avevano insegnato.

Entrato in seminario, con il passare degli anni, ho cercato di coltivare quello che oggi sta diventando quasi un fatto abituale. Quando le piccole ferite della giornata, come i “no” detti a qualcuno, oppure gli sgarbi ricevuti, non mi lasciano tranquillo, mi fermo un attimo, anche solo pochi minuti. Dico una decina del rosario e mi ripeto: «Non preoccuparti, prega la Madonna». Così sto iniziando a capire ciò che mia madre mi aveva insegnato. Più che rincorrere affannosamente le risposte ad ogni piccola domanda, mi rivolgo a colei che sola può introdurmi alla pace di Cristo, accompagnando la mia vita di sacerdote lungo il giusto sentiero. 

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