Che ruolo gioca la fede?

- Vincent Nagle

Quando la fede prende vita, tutto è fatto nuovo allo sguardo di chi crede. Non ci sono più solo regole da difendere ma uomini da incontrare. E un Uomo da conoscere. Di VINCENT NAGLE

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Negli anni in cui la mia fede cominciava a maturare, mi spiazzava sempre una frase che Gesù pronuncia spesso nel Vangelo: “La tua fede ti ha salvato” (cfr. Mc 5,34; Mc 10,52; Lc 7,50). Trovavo in quelle parole qualcosa di contraddittorio. Quelle persone non si stavano salvando da sole, attraverso una loro idea personale di fede: era evidente che era Gesù a salvarle. Ad esempio, nel caso dell’emorroissa, Marco racconta che, poco prima di pronunciare quella frase, Gesù aveva avvertito “la potenza che era uscita da lui”. Allora, mi chiedevo, che ruolo gioca la fede nella nostra vita?

Un giorno don Giussani rispose a questa domanda dando questa definizione: “La fede è il riconoscimento della presenza di Gesù qui ed ora”. Ne rimasi sbalordito. Una tale comprensione della fede era rivoluzionaria, per me: quelle parole mi chiarivano il senso di ciò che Gesù intendeva quando diceva “la tua fede ti ha salvato”. Gesù si riferisce alla capacità delle persone di riconoscere in Lui la presenza di Colui che salva. La presenza di Cristo ha suscitato in loro questa risposta, questa fede. Per questo li ha guariti. 

La questione della fede prese allora vita in me. Fino a quel momento avevo fatto coincidere la testimonianza della fede con l’affermazione e la difesa di alcuni assiomi fondamentali, come “Gesù è il figlio di Dio”. Quando sentii la definizione di Giussani, capii che essi sono il frutto della fede. La fede è esattamente quel qualcosa che permette a una persona di vederne un’altra e dire: “È il Signore”. Come dice Benedetto XVI: “Fede è un incontro con l’uomo Gesù”.  

Testimoniare la fede, quindi, non vuol dire in primo luogo argomentare certe idee. È piuttosto una spalancata disponibilità alle persone, in modo che possano essere invitate a incontrare Cristo nella Chiesa, tra i volti che compongono il corpo di Cristo. Vuol dire abbracciare le persone esattamente dove sono e come sono. Così, condividendo con altri la mia vita, possiamo insieme scoprire quella Presenza che permette, a me e a loro, di dire, insieme con san Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio dei Dio vivente”.

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